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Ermanno Olmi e il cast presentano “torneranno i prati”

In occasione del centenario dell’Armistizio di Villa Giusti che pose fine alle ostilità della Prima Guerra Mondiale il 14 novembre del 1914, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, hanno organizzato a Roma un’anteprima speciale del film “torneranno i prati” (tutto minuscolo) di Ermanno Olmi, alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano e delle più alte cariche istituzionali e diplomatiche.

Oggi, 3 novembre, è toccato a noi della stampa, al cinema Quattro Fontane di Roma. Presenti alla conferenza Maurizio Zaccaro, che ha collaborato alla regia, e i membri del cast Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria e Camillo Grassi (già diretto da Olmi in “Cantando dietro i paraventi”).

Purtroppo Ermanno Olmi non ha potuto presenziare alla conferenza, è ricoverato per un sospetto di broncopolmonite (il clima rigido delle alture del Carso non deve avergli giovato…), il suo commento è stato così affidato ad un videomessaggio girato nella camera d’ospedale :

«In genere, quando t’imbarchi in un film, è un processo personale in cui ti trovi sempre più coinvolto, quasi come un innamoramento. In questo caso no, questo è un film che è stato fatto su proposta, in occasione del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. “torneranno i prati” vuole far per acquisire la percezione di una realtà riscoperta, quella dei milioni di morti che sono stati dimenticati. Abbiamo compiuto un tradimento verso queste persone, li abbiamo mandati a morire senza spiegargli il perché. Spero che questo film sia utile per sciogliere il nodo della vigliaccheria e dell’ipocrisia e per poter avviare una seria riflessione per chiedere scusa. Come diceva Albert Camus : “se vuoi che un pensiero cambi il mondo, prima devi cambiare te stesso”».

Dopo la proiezione di un breve backstage, è iniziata la vera e propria conversazione con il cast, visibilmente emozionato, soprattutto i giovani Di Maria e Formichetti, che non avevano mai partecipato prima ad una conferenza stampa, ma hanno trovato subito il modo di rompere il ghiaccio.

Nel backstage Ermanno Olmi diceva che il regista dà le indicazioni, ma sono gli attori a tirar fuori la poesia. Voi come avete tirato fuori la vostra poesia?
Claudio Santamaria: Ermanno è come il Dalai Lama, è un illuminato! Ci siamo semplicemente attenuti alle sue indicazioni. Ricordo ad esempio il primo dialogo tra me e Formichetti, all’undicesimo ciak ci ha ricordato che dovevamo scordarci di quello che c’era intorno, perché non stavamo facendo un film sulla guerra, ma sul dolore umano. È stato capace di mantenerci sempre su un filo molto sottile, bastava rimanere aperti e farci letteralmente attraversare da ciò che avevamo intorno. Per mantenerci nella parte ci diceva sempre “ricordate che potreste morire in ogni momento”.

Francesco Formichetti: Ermanno mi ha fatto vivere una vera esperienza di vita, un lavoro di una difficoltà enorme. Ci manteneva sempre in uno stato di grande concentrazione, e quando c’era lui tutte le difficoltà sparivano, sa condurti sempre sulla giusta strada, sia con irruenza che con delicatezza. Continuava a dirmi «il personaggio ce l’hai dentro, continua su questa strada di dolore e rassegnazione».

Andrea Di Maria: È la mia prima conferenza stampa e quindi, come posso dire, m’vene ra chiagne (risate generali, ndr). D’altronde non abbiamo fatto che piangere, dall’inizio alla fine delle riprese. È difficile spiegare la poesia di Ermanno,  «tu sei l’unico che alla fine vince la guerra» mi diceva, ed in effetti il canto è il modello di pace ideale. Le canzoni che canto sono state registrate in montagna, di notte, con Ermanno nella macchina con le cuffie. Ricordo che ad un certo punto è sceso, mi ha abbracciato e mi ha detto «se tutti tornassero a cantare le canzoni in napoletano, il mondo non avrebbe più problemi».

Alessandro Sperduti: È stata un esperienza di grande intensità. Ricordo che una sera, con Olmi, eravamo a cena e lui mi disse «da ora, tu devi prendere il comando», «ma io ho paura» gli risposi. Alla fine è riuscito a trascinarmi in questo posto pieno di emozione e paura, senza alcun tipo di costruzione in testa, semplicemente vivendo quella situazione.

Camillo Grassi: Sono fortunato perché questo è il mio secondo film con Olmi. Teatro e cinema sembrano mondi nettamente diversi, ma per lui l’essenza è la stessa. Per calarsi nell’esperienza umana del vuoto ci vuole una disponibilità totale nei confronti del regista. Nella costruzione del film ci metteva tutti in quella condizione: eravamo tutti dei soldati in trincea. La poesia viene fuori semplicemente nel percorrere quella strada che Olmi sapientemente ti traccia davanti.

Dalle note stampa leggiamo che questo è il primo film italiano in 4k: quali parti sono in digitale e quali in pellicola?
Maurizio Zaccaro: Il film è stato girato tutto in pellicola, così siamo sicuri che tra cento anni sarà ancora vedibile, perché la pellicola rispetto al digitale si mantiene meglio. Avete presenti le immagini del primo allunaggio quanto sono rovinate e nebulose riviste ora? Anche se lì si parla del primissimo digitale ed ora la tecnologia è ben altra. È stato solo fatto un lavoro di color correction in uno studio di Milano, ma le immagini che vedete sono tutte in pellicola.

Sono tante le tematiche individuabili nel film, come quello delle scuse verso i morti dimenticati o il fatto che il vero nemico non sia il soldato dello schieramento opposto, ma il potentato che ha mandato tante persone al massacro. 
A. Sperduti: Spero sia un film utile. Spero sia visto da molti, soprattutto devono vederlo i ragazzi. È un modo per attualizzare e riflettere su cose che, purtroppo, succedono tutt’oggi.

C. Santamaria: La guerra è una cosa stupida, e questo film è un invito a prendere coscienza delle proprie azioni.

A. Di Maria: La cosa bella del film è che noi siamo stati sei fratelli bisognosi di raccontare l’emozione di quelle persone morte per qualcosa di cosi stupido, era qualcosa che sentivamo profondamente: sentivamo letteralmente scorrere il sangue, sotto tutta quella neve.

C. Grassi: Io sono Emiliano, e ricordo una volta, in spiaggia, quando ero piccolo, vedevo passare gli aerei che andavano a bombardare la Jugoslavia, ed era una cosa che non capivo. A questo serve il film, a capire e a farci prendere coscienza, soprattutto per i più giovani.

“torneranno i prati” sarà nelle sale dal 6 novembre.

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