Home > Recensioni > Escobar – Paradise lost

Il sorprendente “Escobar: Paradise Lost” diretto dal quarantaduenne romano Andrea Di Stefano, qui all’esordio, è stato presentato nella sezione Gala del Festival Internazionale del Film di Roma 2014. Prodotto da una casa di produzione francese, vanta attori di spicco come Benicio Del Toro, Josh Hutcherson, Claudia Traisac, Brady Corbet, Carlos Bardem e Ana Girardot.

Nick (Josh Hutcherson) pensa di aver trovato il paradiso, quando con il fratello (Brady Corbet), si stabilisce in Colombia, alla fine degli anni 80. Conosce Maria (Claudia Traisac) e si fidanzano. I due sono innamoratissimi e tutto va per il verso giusto, fino a quando gli presenta lo zio, il potente e rispettato Pablo Escobar (Benicio del Toro), a capo dell’omonimo cartello della droga di Medellin.

Un film affidato a un bravissimo regista, peraltro semisconosciuto, recitato da attori eccellenti e la sceneggiatura scritta benissimo, non può che essere un ottimo lavoro. Ed è questo il caso di “Escobar”, ispirato da un fatto realmente accaduto all’epoca del temutissimo narcotrafficante Pablo Emilio Escobar Gaviria. Gode di una tensione narrativa da far invidia all’azione d’oltreoceano, e che sale progressivamente da metà film in avanti. Ma al contrario di molti lavori made in Hollywood, non eccede mai, restando credibile per gli oltre 120 minuti di proiezione. Non mancano i momenti ironici e perfino il lirico finale è perfetto. Non sono un amante delle storie sentimentali, ma l’amore che nasce tra i due personaggi risulta particolarmente vero, soprattutto grazie alla dolce Claudia Traisac. Meno convincente Josh Hutcherson. Straordinario come suo solito, invece, Benicio del Toro, che peraltro somiglia al vero Escobar, deceduto nel 1993.

“Escobar: Paradise Lost” è un lavoro esplosivo, da vedere assolutamente. Racconta della corruzione dell’anima, di quanto siamo disposti a sacrificare della nostra onestà, per un’ideale o per amore. E’ storia della Colombia, ma Nick e Maria potrebbero essere una coppia qualsiasi, e abitare magari in Italia, dove la criminalità è così potente, da collaborare con gli stessi cartelli di Medellin. Quanto sono vicine, la Colombia e l’Italia?

 

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