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Avantgarde

Strani forte questi tre ragazzoni di Macerata, nelle italianissime Marche. In giro da qualche anno ormai, stanno divenendo una delle band più interessanti nel panorama indie del Bel Paese.

Capaci di tranquillizzare l’animo e subito dopo stracciarlo a metà, Simone Ricci, Tomaso Muzzetto, Mauro Mezzabotta ed Emanuele Sagripanti giocano sui contrasti armonici suscitando le più disparate sensazioni dall’inizio alla fine del loro ultimo lavoro.

In dieci brani, l’avanguardia di ascesa mogwai-ana mista allo sperimentalismo elettronico spezza le consuetudini della musica a cui è abituata la maggior parte delle orecchie, portando in superficie qualcosa di insolitamente originale rispetto a ciò cui è dedito quasi tutto il resto dei musicisti conterranei del trio.

Il disco si apre con “My Tears”, canzone che ispira immagini luccicanti di bontà e sviolinate sentimentalistiche; il bello è che il brano contiguo, ovvero “Doctor”, riattiva il sistema nervoso per cagione dell’intrigo della linea del basso e l’ansia sottostante.
La varietà, insomma, è la cifra significativa di questo secondo album.

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Contro

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