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Esempio e metafora del viaggio della vita

Ieri mattina il cast del film egiziano “Al Musafer – The Traveller”, diretto da Ahmed Maher, ha incontrato i giornalisti presso lo spazio Lancia Cafè, sulla terrazza dell’Hotel Excelsior, per rispondere alle loro domande. Protagonista dell’evento è stato senza dubbio la star del film, il settantottenne Omar Sharif, che ha aperto l’incontro con una battuta su uno dei temi portanti del film: la vecchiaia.

Ahmed Maher, come è nato questo film? Ha pensato a Federico Fellini?
A.M.: Sì, come ha detto Woody Allen, tutti i registi del mondo sono figli di Fellini e di “Otto e mezzo”. Questo film è fatto di sogno, di fantasia; non è realistico, mi piace pensare che sia una bugia.

Omar Sharif, come vive il fatto che nella sua vita non abbia mai avuto una fissa dimora?
O.S.: Guardi, la multiculturalità ha sempre fatto parte della mia vita: mia madre parlava francese e arabo; quando avevo undici anni ero ingrassato, così lei pensò di mandarmi nel paese in cui si mangia peggio, in Inghilterra. E questa decisione mi cambiò la vita: dimagrii, feci la mia prima pièce teatrale e imparai anche l’inglese. Questi sono gli scherzi del destino! Ora vado in Egitto solo per trovare i miei nipoti.

Al Mosafer” è un percorso di vita: quanto sono importanti per lei il passato, la nostalgia e il guardare avanti, verso il futuro?
O.S.: In realtà non lo è nessuno di questi. È giusto che un giovane pensi al futuro, ma per un vecchio no, perché non sa se ne avrà: bisogna vivere ogni istante pienamente senza pensare al dopo. Ci ho messo un po’ di tempo per capirlo, ma soprattutto per riuscire a praticarlo. Non ho frequentato scuole cinematografiche, però ho lavorato con i più grandi registi e attori, andavo a vedere sempre come lavoravano, ho imparato osservandoli e con l’esperienza. Faccio sempre le cose come mi vengono al momento, continuo a provare fin quando arrivo a qualcosa che mi piace.

Khaled El Nabawy, che nel film interpreta Hassan da giovane, e Omar Sharif, Hassan adulto: cosa avete in comune? E ciascuno col vostro personaggio?
O.S.: Tra di noi niente, perché abbiamo iniziato a girare il film dall’ultima parte, quella in cui recito io come Hassan da anziano, quindi non sapevo come poteva essere il mio personaggio precedentemente. Khaled veniva sempre a osservarmi mentre recitavo, anche se io gli dicevo costantemente che una persona è diversa a seconda che sia giovane o vecchia, nel modo di pensare, di camminare, nelle cose che fa. Il mio personaggio l’ho trovato simpatico perché non è il classico eroe, è un po’ stupido: quella è la sua base.
K.e.N.: Con il mio personaggio non ho molto in comune, perché lui dall’inizio del film non ha alcuna esperienza sulla vita e sul modo, impara continuamente.

Ahmed Maher, la protagonista iniziale, Noura, chi ha amato veramente? Nel film non è molto chiaro agli spettatori…
A.M.: È un film difficile e poco scorrevole, sia per me che per lo spettatore, perché lungo tutto il suo corso ci sono sempre più domande che risposte: chi ha amato chi, perché, chi è il nipote o il figlio di chi… Da qui nasce la difficoltà del film, soprattutto per lo spettatore che cerca sempre chiarezza e risposte.
O.S.: Anche per il fatto che si vede come cambia un personaggio in tre soli giorni della sua vita, a grande distanza (1948, 1973, 2001, ndr).

I tre giorni del personaggio rappresentano tre momenti della sua vita: giovinezza, maturità, vecchiaia. E i suoi tre momenti più importanti quali sono stati?
O.S.: Ma il passato io non lo ricordo…(ridendo). Diciamo che per me è stato importante l’incontro con il regista che mi fece fare il primo film, scegliendomi tra 1000 attori arabi perché sapevo l’inglese.
[PAGEBREAK] Secondo lei c’è un senso politico nel film? E cosa pensa del rapporto tra i film e la politica?
O.S.: Secondo me la politica deve risolvere i problemi, che aumentano sempre più ogni anno. Io non recito comunque quello che penso, ma quello che vedo scritto sul copione, quindi secondo me l’idea politica personale deve rimanere separata dall’interpretazione.

Quali sono gli attori più importanti con cui ha lavorato?
O.S.: Ava Gardner e Peter O’ Toole.

Scriverà un libro di memorie come Peter O’Toole?
O.S.: No, perché secondo me non è giusto: la mia vita è fatta di tante persone, e non posso scrivere un libro parlando di tante persone e guadagnarci solo io.

Ahmed Maher, lei ha lavorato soprattutto su documentari e cortometraggi; quanto è diverso il lavoro da corto a lungometraggio, e perché ci ha messo tanto?
A.M.: Dico la verità: non mi piacciono i documentari. Dieci anni fa mi resi conto che non si può perdere tempo a fare cose che non piacciono, così decisi di fare un film. Comunque i documentari mi hanno permesso di fare esperienza. Il personaggio principale l’ho pensato unito all’attore Omar Sharif, fondendo il suo carattere con la mia idea: speravo di avere quell’attore, e alla fine l’ho ottenuto.

Secondo lei qual è il rapporto tra cinema egiziano e Hollywood?
A.M.: Agli americani è sempre piaciuto tentare di imitare altri generi, come il mediterraneo, l’indiano, l’italiano…. Però il cinema di Hollywood penso che sia un caso particolare, che è impossibile imitare.

Questo è un film sull’amore. Cosa pensa dell’amore in generale?
A.M.: Per me non è una cosa definibile, non so quante volte sono stato innamorato. Forse una, la mia prima moglie. Ho creduto di amare altre donne, mentre stavo insieme a loro, ma poi ho capito che non era così perché quando ci lasciavamo non soffrivo.

Nel film c’è un episodio di incesto: com’è stato possibile aggirare la censura?
A.M.: Sì, la società egiziana blocca queste cose, ma è perché si ha paura del cambiamento. Però io credo, ed è tendenza generale, che per progredire culturalmente bisogna rompere i tabù, permettere la libertà. È giusto presentare la società in modo vero e completo. Penso comunque che quando uscirà in Egitto, verrà censurato. Ho sentito le prime impressioni sul film proiettato ieri, non era ciò che ci si aspettava sulla società egiziana; io vorrei infatti presentare aspetti ancora sconosciuti di essa.

Che importanza avrà l’industria egiziana dopo la presenza a Venezia di questo film?
A.M.: Ci sono giovani attori e registi bravissimi che sono bloccati dalla mancanza di mezzi, ma devono solo far uscire il loro talento. Spero che questa occasione permetta loro di avere maggiore attenzione da parte del pubblico occidentale, di crescere artisticamente e professionalmente.

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