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Esercizio di stile

Alla conferenza stampa di “Notizie Degli Scavi” – storia lieve di disagio esistenziale e comunicativo – intervengono il regista Emidio Greco e i protagonisti Giuseppe Battiston e Ambra Angiolini.

Il film, presentato fuori concorso alla 67esima Mostra del cinema di Venezia, esce nelle sale venerdì 29 aprile.

Emidio, nella tua dichiarazione d’autore su “Notizie Degli Scavi” parli di esercizio di stile, di etica, di racconto morale.
E. Greco: È stata una sfida, il racconto di Franco Lucentini è dei primi anni ’60, scritto in prima persona. Ho voluto attualizzarlo, verificando in che misura la verosimiglianza di quella prima persona potesse resistere a una traduzione in terza persona.
Il racconto è un oggetto delicato: l’ho definito “esercizio di stile” perché i personaggi parlano in maniera curiosa, è questa la vera invenzione letteraria di Lucentini. Il processo di attualizzazione non deriva dal non voler fare un film in costume, piuttosto dalla consapevolezza che il contenuto di quella storia è rilevante oggi più di allora.
È un racconto morale su dei personaggi emarginati, innervato eticamente dalla loro presa di coscienza nel momento in cui decidono che la vita, nonostante tutto, vale la pena di essere vissuta.
“Notizie Degli Scavi” non è un titolo casuale, gli scavi sono quelli della Villa Adriana i cui reperti archeologici hanno un ruolo determinante nel risvegliare il protagonista alla coscienza.

Ambra e Giuseppe, recitare con questo tipo di linguaggio non deve essere stato facile. Come avete trovato il tono giusto per i dialoghi?
A. Angiolini: I dialoghi sono come una partitura, mi sono affidata alla loro musicalità. L’impressione, per noi attori, era quella di essere costretti nelle parole: ai protagonisti appartiene una musica a parte, una canzone speciale che solo loro sanno suonare e che li libera dalla rigidità e dai preconcetti da cui si sentono oppressi.
G. Battiston: Il linguaggio è stata la parte più stimolante della sceneggiatura; volendo fare delle considerazioni tecniche, posso dire anche che era un linguaggio estremamente difficile da memorizzare, fatto di procedimenti logici astrusi. Una scrittura così artefatta richiedeva una recitazione e una fisicità anch’esse artefatte, ho cercato così di rendere il linguaggio anche in maniera fisica.
Il mio personaggio guarda il mondo con un approccio da catalogazione, rendersi conto che nemmeno in archeologia possono esistere certezze definitive lo destabilizza.

Giuseppe, come ti sei preparato al ruolo?

G. Battiston: È stato un personaggio che mi ha costretto a lavorare in maniera molto distante da ciò che sono e devo dire che talvolta è più semplice concentrarti su qualcosa che non ti appartiene piuttosto che far suonare quelle corde che tutti riconoscono come tue.
Emidio e io abbiamo discusso molto per definire le caratteristiche del Professore: è un uomo che parte dall’osservazione delle cose, procede verso un’immediata identificazione degli elementi senza però essere in grado di metterli in relazione. Ci sono dei momenti in cui il personaggio si perde e si astrae completamente, ma non è un comportamento così strano: tutti noi abbiamo delle piccole manie, dei momenti di distacco dalla realtà.

Nel film il confronto col passato fa scattare qualcosa nei personaggi.
E. Greco: Al mio protagonista non tornano i conti rispetto al presente, non c’è niente che funzioni, tutto gli appare ambiguo e così per difendersi si astrae. Quando visita gli scavi scopre che anche le attribuzioni archeologiche non sono mai sicure al 100%: l’ambiguità diventa così una condizione dell’esistenza tutta. In più (e questo è un aspetto assente nel libro), si rende conto che gli scavi sono anche belli, molto belli. Nel film non mi sono attardato a mostrare il suo percorso tra la bellezza degli scavi, la do per ciò che è, accompagnata dalle note di Mozart: agli scavi insomma, come alla vita, appartiene l’ambiguità ma anche la bellezza.
Dall’incertezza di fronte alla realtà e dalla percezione di una bellezza che definirei platonica, nasce il risveglio alla vita del Professore.
A. Angiolini: La bellezza è generata dall’incontro tra i protagonisti e dalle loro solitudini. Per noi attori è stata importante anche la bellezza di essere diretti dal garbo di Emidio. È un film che sorprende, ti fa ridere dei drammi e commuovere per situazioni che non ti saresti aspettato.

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