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  • Esoterica: The Fool

    Esoterica

    Data di uscita: 18-05-2006

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L’incantevole indie metal dei britannici esoterica

Chiudete gli occhi. Immaginate la poetica melodicità dei Dredg, ariosa e pulsante, mossa dal misticismo più ermetico e soffuso degli A Perfect Circle, agognata brezza travolgente. Potete vederli danzare, al ritmo di battiti tachicardici ed ansimi, mormorii sommessi e parole talvolta sussurrate, appena udibili, talaltra talmente potenti, energiche e carismatiche da muoversi verso il cielo. Volteggiano nella luce crepuscolare d’una dimensione lontana, ove tutto è ancora così evocativo, così armonioso… Una proposta che muove al pianto, occhi che si riempiono d’animose e vive lacrime viscerali; fremiti e brividi, il corpo che, preso alla sprovvista, viene raggelato da un calore tanto inatteso ed inaspettato.
Gli Esoterica che stravolgono, con brani tanto efficaci quanto essenziali, d’una brevità che dice molto più di tutto, e d’un’intesità spiazzante, in grado d’attingere con la medesima disinvoltura da generi lontani tra loro, e che in “The Fool” trovano alta celebrazione. “Salvation” intreccia i toni cupi degli ultimi Anathema con la carica dei riff degli A Perfect Circle; si fregia d’un ritornello che, con riverberi e ricami chitarristici, appartiene letteralmente ad un’altra dimensione. “Don’t Rely on Anyone” muove i suoi passi sull’eredità di brani di classe e ruvidi come “Judith”, interpretando carisma e piacevolezza del sound a modo suo. Non mancano arrangiamenti sottilmente preziosi, rifiniture di pregio che danno appagamento all’udito. “Valium” è uno stordimento fatto di caldo incedere del basso ed echeggianti arpeggi di chitarra, ed è un esempio di come il singer degli Esoterica sia fortemente in grado di accentrare su di sé, sulla sua interpretazione, la forza d’un brano.[PAGEBREAK]Gli episodi si succedono senza soluzione di continuità, assecondando tra l’altro intelligenti transizioni di brani tra loro simili. La seguente “Pushing Providence” riprende la tecnica dell’arpeggio acustico per poi decollare con spirali chitarristiche psichedeliche e raddoppi vocali da stordimento, semplicemente immensi. Dall’hard rock di stampo statunitense, concitato e stoppato; dal brit-pop più malinconico; dall’alternative-rock più chitarristicamente sperimentale ed ipnotico. Violoncello, talvolta, come nel caso del memorabile episodio “Adam”; ma soprattutto Tobias, unico potenzialmente degno di raccogliere l’eredità di Maynard, dimostrandosi altrettanto capace, altrettanto espressivo, altrettanto comunicativo.
Produzione inappuntabile, pulita e potente, affidata ad uno di quei nomi che possono tranquillamente definirsi ‘garanzia di qualità’, ovvero John Fryer (NIN, HIM, Depeche Mode etc.); un artwork dal sapore orientale, variopinto ed ‘esoterico’, con qualche piccolo ammiccamento agli A Perfect Circle (la “E” degli Esoterica assomiglia vagamente alla prima metà del cerchio, logo del gruppo di Billy Howerdel) ed ai Tool (l’occhio situato al centro di un corpo umano) a depistare o spiazzare ulteriormente l’ascoltatore. Bellezza che scioglie liberamente le lunghe, fluide chiome al vento, in un dionisiaco vorticare rapito nel rispetto inconscio dei più oggettivi canoni di Perfezione.

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