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Esperimenti gratuiti, a pagamento

Zu, ovvero un trio capitolino dedito da tanti anni, e sempre su canali assolutamente indipendenti, a una proposta musicale anomala e coraggiosa: una specie di jazz core, eseguito con perizia tecnica e stile impeccabili, da un basso (che definire distorto è un eufemismo), un sax, e una batteria che viene da un altro pianeta. Niente voce per gli Zu, ma ci pensa Mike Patton, che non ha bisogno di presentazioni.
Zupatton quindi. I “romanacci”, definiti così da Mike stesso, avevano già condiviso il palco col vocalist più fulminato (e dotato?) del pianeta, durante il tour con Fantomas e Melvins. L’esperienza deve aver convinto i quattro pazzi a proporsi insieme on stage per un intero tour, col soprannome di Zupatton, appunto.
L’Ossigeno, ex tendone da circo dalle doti acustiche discutibili, insieme allo Spazio211 (probabilmente la location concerti e l’organizzatore più attivo della città gianduiotto per eccellenza), riesce questa sera nell’intento di rivalutare un’area piuttosto famigerata del torinese, il Toxic Park, allegro supermarket di drogucce di varia provenienza e qualità, e vede accorrere numerosissimi personaggi di varia età ed estrazione sociale. Il tendone è pieno nel parterre frontepalco, è pieno sulla piccola tribuna, è pieno fuori, dove i reietti del tabagismo si rifugiano a più riprese.
La vera sfida di questa sera per Patton era riuscire a cantare qualcosa di sensato sulle complesse architetture Zu, proporre cioè qualcosa che si incastrasse sulle loro impegnative musiche… sfida persa. Da fan sfegatato di Patton, avevo grandi aspettative, ma più forte ancora era il timore che il buon Mike si sarebbe limitato a giocare con la sua voce, i suoi urli, i suoi versi, il suo ego fuori controllo. E così è stato. Come giustamente notato da un amico e collega di penna, l’apporto di Patton è stato assolutamente insignificante agli Zu, e con questa spietata ma veritiera sentenza, potrebbe concludersi l’articolo. La sensazione ripetuta è stata quella di aver assistito a un eccellente performance degli Zu (e quando mai?!), e ad una assoluta improvvisazione cacofonica da parte di Patton, improvvisazione che troppe volte risultava fuori luogo, se non addirittura fuori tempo.
Senza dubbio si è trattato di uno show unico nel suo genere e difficilmente dimenticabile, anche se ciò non basta, perché se pensiamo a quel che le nostre orecchie hanno sentito, al ritardo e all’attesa estenuante dell’inizio, alla durata (poco più di un’ora), a un Patton poco incline a farci ridere come è solito fare, deduciamo facilmente che la serata non ci ha entusiasmato come nelle aspettative.
Chissà di quale opinione sono tutti gli altri presenti!? E soprattutto chissà se i torinesi reagiranno nuovamente con tanto entusiasmo, e accorreranno numerosi a concerti di questo tipo.

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