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Essere qui oggi, essere qui ora

“Be Here Now”, cantavano gli Oasis alcuni anni fa in una delle loro canzoni. E quel che contraddistingue un concerto dei fratelli Gallagher da quello di qualunque altra band sulla faccia della terra sono proprio le canzoni. Non perché più belle in senso assoluto (il giudizio lo lasciamo alle singole persone), ma perché essendo una band di quattro elementi senza la minima familiarità col concetto di movimento sul palco, non resta molto altro su cui puntare. Scenografia a parte. Che, tanto per dirne una, questa sera è a dir poco degna di lode. Quattro leadwall enormi alle spalle del gruppo, sui quali si proiettano in alternanza immagini degli stessi musicisti e frame di trip da acido rielaborati istantaneamente da un tecnico in zona mixer. Idea accattivante, nonché inedita per il combo inglese.

Ma si parlava di canzoni. E in questo caso c’è davvero di che divertirsi. Derubricato abbastanza velocemente il brit/indie/punk degli special guest Twisted Wheel, invero neanche malaccio, la scena è tutta per la premiata ditta fratelli Gallagher & C., che fanno il loro ingresso sulle note della consueta “Fuckin’ In The Bushes”. Meno consueta, invece, l’onda d’urto che si sprigiona dalla cinquina iniziale: “Rock’n’Roll Star”, “Lyla”, “The Shock Of The Lightning”, “Cigarettes & Alcohol”, “The Meaning Of Soul”. Il buongiorno si vede dal mattino, e il pubblico non solo gradisce, ma va del tutto in visibilio.

Scene dall’anno di grazia 1995, quando al solo nominare il monicker Oasis era praticamente impossibile non tendere un orecchio per la sola curiosità di sentire cosa fosse accaduto di nuovo o più strabiliante di quanto già non fosse successo. Scene da 14 anni dopo, quando si intervallano ai classici gli episodi più recenti, dall’indianeggiante “To Be Where There’s Life” alla contorta “Waiting For The Rapture”, dall’inglesissima “The Importance Of Being Idle” all’incedere ipnotico e lisergico di “Falling Down”. Una bella cernita cui la melodia lennon-iana di “I’m Outta Time” e lo scanzonato ciondolare di “Songbird” finiscono per conferire un vero valore aggiunto.

Il sound, poi. Coeso e distinguibile, pur con i limiti fisici imposti dal Forum. Dai brani tirati alle ballad, una martellata di chitarre vintage ed arrangiamenti gustosi a farla da padroni e un Liam che, per quanto scimmiesco più del solito e debilitato da una patologia alle corde vocali ormai prossima all’intervento chirurgico, si lancia in una prestazione largamente al di sopra delle ultime comparse in suolo italico. Ma il bello deve ancora venire perché in canna restano alcune sorprese interessanti e la modalità nostalgia si fa largo tra la gente.

“The Masterplan”, tanto per iniziare, cantata all’unisono dal pubblico come nel più bello dei sogni. “Slide Away”, capace da sola di solcare i cuori degli astanti mentre Liam saluta i Mod italiani presenti in “sala” e, come in diversi altri frangenti della serata, ringrazia in un italiano ruffiano ma efficace. “Morning Glory”, sorta di eterno inno rock. “Wonderwall”, immensa come sempre. “Supersonic”, epica, evocativa, liberatoria. Pausa e ritorno sul palco. Una versione acustica di “Don’t Look Back In Anger”, che Noel dedica al buon Kakà, i sei minuti di sinuosità onirica di “Champagne Supernova” e, dulcis in fundo, la cover per eccellenza: “I Am The Walrus” dei Beatles, manifesto e tripudio assoluto della psichedelia inglese con tanto di coretti di risposta da parte del pubblico sui refrain.
Magia.

O canzoni, come si diceva. Potere di melodie senza tempo che, dopo essere state canti per una generazione cresciuta negli anni ’90, hanno ancora oggi, a quasi tre lustri di distanza, la forza di commuovere e portare alla mente alcuni dei ricordi più belli, se possibile, della nostra vita.

Fuckin’ In The Bushes
Rock’n’Roll Star
Lyla
The Shock Of The Lightning
Cigarettes & Alcohol
The Meaning Of Soul
To Be Where There’s Life
Waiting For The Rapture
The Masterplan
Songbird
Slide Away
Morning Glory
Ain’t Got Nothing
The Importance Of Being Idle
I’m Outta Time
Wonderwall
Supersonic
Don’t Look Back In Anger
Falling Down
Champagne Supernova
I Am The Walrus

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