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Ettore Filippi: Verso Sera, il nuovo album brano per brano

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Scritture in bilico tra la psichedelia ed il post-rock, dove si poggiano declamazioni e estranee liriche melodiche, dove si frantuma il concetto di forma canzone e si lascia ampio spazio d’azione all’istinto e alle sensazioni. Sensazioni queste che mi arrivano come in un giorno di pioggia e di attese estenuanti. Ecco un sunto del tutto personale durante l’ascolto lisergico di “Verso Sera”, il primo disco personale dell’ex frontman degli RSU Ettore Filippi. Lavoro che si rende indecifrabile nelle sue derive sonore per i primi brani ma che poi con “La Partita” e soprattutto con la bellissima “Una Stagione All’inferno” torna a restituire sagome melodiche più quotidiane anche se di molto lontane dalle etichettabili forme comuni. Bellissime sensazioni di mistero e di favolistiche intrusioni spettrali. C’è il tempo che si ferma e che, nel suo restar bloccato, urla di un silenzio che non so ben spiegare. Il disco si chiude con una soffocata nenia strumentale dall’ineluttabile titolo “Crepuscolo”. Un disco visionario… da assumere con quella incontestabile voglia di oltrepassare i propri pregiudizi.

Ettore Filippi, “Verso Sera” brano per brano

Caddero Le Stelle

Il brano racconta dello smarrimento di una civiltà, difronte alla perdita improvvisa ed inaspettata dei propri punti di riferimento, quando tutti gli strumenti che fin lì avevano saputo guidarla, non le permettono più di decifrare una realtà mutata e impenetrabile.

La Sera Del Fauno

Dopo il pomeriggio estatico-sensuale del fauno di Mallarmé, qui il suo perdersi nello specchio riverberato della sera. Dalle passioni oniriche alla realtà trasfigurata nell’abbandono dello sguardo panico sul mondo. La musica disegna un ambiente inizialmente statico, fatto di suoni in lontananza, attraversato da “folate” di luce, che via via trova nel momento dell’unione del satiro con il tutto la sua espressione dinamicamente più ampia. Il flauto, come nel “prelude” di Debussy, rappresenta lo strumento iconico di questa figura mitologica.

La Sera, Il Raccolto

Il poeta, che soffia ombre di voci nella sera. Cadono gocce, si formano torrenti che risalgono i monti. Le parole disseminano di fiori il cielo. Questo s’apre, rivelando la fonte a cui ci si disseta per vivere pienamente, liberi. Il brano inizia con un crescendo timbrico-armonico, sottolineato dalla lenta progressione del piano che si apre ad uno spazio sonoro ampio e dinamico. Quest’idea viene ripetuta, amplificandola anche armonicamente, nell’intento di sottolineare l’allargarsi dell’orizzonte.

La Partita

Sottotraccia la partita tra il cavaliere e la morte ne “il settimo sigillo” di Bergman. Però qui è contro la vita e le sue avversità che ci troviamo, più o meno consapevoli, a giocare. La posta in gioco è la sopravvivenza ai propri errori, alle proprie debolezze, anche con l’inganno dei sogni, se vogliamo. Ma con i pugni in tasca. Come per il brano d’apertura del disco, in questo pezzo – che rappresenta una sorta di “a capo” nella struttura dell’album – il materiale sonoro viene elaborato nel rapporto tra staticità e massimo dinamismo timbrico-sonoro; il tutto – nelle intenzioni – reso ancora più aspramente.

Una Stagione All’inferno

Una preghiera laica della sera… La consapevolezza di una fragilità, umana ed esistenziale. Un sentimento che credo diffuso, durante le riflessioni faccia a faccia con la propria caducità. Una preghiera che non chiede assoluzione, ma che fa tesoro di quei momenti di calore umano, qua e là disseminati nel cammino. Coi piedi laceri, ma sorridendo alla notte pagana…Una prospettiva sonora che, nelle intenzioni, rimanda alla musica di Cave (hammond, campane).

Sere Di Maggio

La sera dell’infanzia, della scoperta e di quel saper vivere “qui ed ora”, che caratterizza la dimensione del fanciullo. Il suo ricordo, che lenisce le ferite, ma che rimane anche segno indelebile, finanche monito di cosa siamo stati e di cosa siamo fatti. Musicalmente il brano più disteso, che porta una leggerezza compensativa nello sviluppo di questo lavoro.

Crepuscolo

È un commiato, una eco musicale, e il suo riverberarsi: il tentativo di dilatare lo spazio temporale prima dell’arrivo dell’oscurità.

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