Home > Recensioni > Europe: Europe
  • Europe: Europe

    Europe

    Loudvision:
    Lettori:

Europe

Un disco nudo, crudo e grezzo, caratterizzato da rilevanti venature metalliche, segnava nel 1983 il debutto di una delle stelle più popolari del rock anni ’80.
Certo, chi dovesse apprestarsi all’ascolto di Europe con in mente ciò che è passato alla storia per essere il tipico sound di questa band non potrà che rimanere disorientato: qui si respira tutta un’altra aria, ad iniziare dal sound, non maniacalmente levigato ma (quasi esattamente) come mamma sala prove l’ha fatto, passando per le capacità strumentali dei Nostri [pop-up: (la line-up non è quella storica, manca ancora un tastierista fisso e alla batteria c'è tale Tony Reno)], che certo ancora non avevano raggiunta la maturità piena, per finire sull’ingenuità, tuttavia spontanea, che si riverbera nelle scelte stilistiche di questi primi Europe..
Il bello del debut album del combo svedese è però proprio nella freschezza che colora le sue tracce, nell’impetuosità adolescenziale un po’ ingenua che serpeggia tanto nei riff di un altrettanto giovane John Norum (che offre comunque una prova matura ed equilibrata nella strumentale “Boyazont”), quanto nella voce ancora da sgrezzare per bene di Joey Tempest (cfr. “In The Future To Come”). Il tutto a creare un fascino che deriva innanzitutto da quell’inconfondibile e incontenibile entusiasmo del provare a far conoscere la propria musica, a far sentire la propria voce perché “abbiamo-cose-da-dire-e-non-sono-poche”, a prescindere dalla precisione/accuratezza formale.
Forse è anche a causa di questa irruenza che viene lasciato poco spazio alla melodia (che però colora con le giuste sfumature un pezzo come “Words Of Wisdom”), e non a caso il pezzo forse più famoso del platter è la veloce e dinamica “Seven Doors Hotel” (ancora oggi presente nei live-set della band svedese), che destò subito l’interesse del pubblico – un probabile segno dell’età e dei tempi che ancora preferivano i riff ai ritornelli più ruffiani che di lì a poco avrebbero finito per amaliare e conquistare il panorama hard rock internazionale.
Un disco, insomma, non perfetto, che però nel mostrare il talento e la determinazione di una band nella sua essenza più o meno matura, ha saputo trovare negli anni un suo perché, resistendo così in maniera dignitosa all’urto col tempo.
Anche se, beninteso, il meglio sarebbe arrivato poco più avanti.

Scroll To Top