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Il botto

“The Final Countdown”, il disco più famoso degli Europe, tanto noto da gettare pressoché nell’oblio i restanti dischi della band, è ormai uno dei manifesti per eccellenza dell’hard rock marchiato anni ’80, quello melodico e levigato, ricco di lustrini e cotonature, sicuramente ruffiano ed eccessivo, ma che nonostante tutto è riuscito a ritagliarsi un posto nella storia della musica e nei cuori di tanta gente.
Abbandonati i suoni e l’aspetto grezzo degli esordi, gli Europe, con “The Final Countdown” danno alle stampe un disco più levigato, grazie anche alle mani esperte di Kevin Elson, produttore scelto per l’occasione (già dietro la console per i Journey di “Escare” e “Frontiers”), le melodie inoltre si semplificano diventando al contempo più mature: tutte epifanie di una maturazione che raggiunge qui il suo apice. Maturazione, appunto, non rivoluzione: perché in questo lavoro è comunque possibile scorgere le influenze e gli ammiccamenti del passato, semplicemente rivisti e corretti nella forma, nonché assistiti da una maggiore compattezza generale, da un forte entusiasmo e da un’ispirazione sicuramente felice. Insomma, non è un album pop, gli stilemi del hard’n’hevay che fu a ben guardare ci sono ancora, sono solo edulcorati e resi più easy: volendo lo si può definire pop-metal, anche se a noi piace semplicemente chiamarlo hard rock.
A questo punto è ovvio parlare della celeberrima title-track, un manifesto, uno statuto d’intenti, un pezzo che ha finito per guadagnarsi un posto, per popolarità e diffusione nell’immaginario collettivo, al fianco di pezzi come “Smoke On The Water” o “Paranoid”. E tramite essa, in qualche modo, anche la stessa band. Ben sapendo infatti che gli Europe ricoprono un ruolo storico sicuramente meno determinante di Deep Purple e Black Sabbath, bisogna comunque ammettere come i cinque svedesi siano riusciti a trovare un proprio spazio, lasciando un segno nel panorama musicale internazionale, che col tempo, anziché appassire, come tanti benpensanti dell’epoca avevano auspicato, si è arricchito di ulteriori significati.
Se dunque la vera bandiera di “The Final Countdown” è la sua title-track, non vanno però dimenticate a causa sua una ballad come “Carrie” (dopo la title track, il più grande successo di sempre della band), l’hard rock festaiolo e travolgente di “Rock The Night” (il video forse è ancora più 80ies di quanto a priori si possa pensare), quello meno spensierato ma ugualmente coinvolgente di “Cherokee” (esiste un video anche di questa canzone, e va visto pure questo…), oppure la veloce “Ninja”: non una che non sia diventata un classico, oltre che del repertorio della band, dell’intero movimento musicale nel quale vanno ad inserirsi.
Certo è un album che appartiene innegabilmente all’epoca nel quale è stato pubblicato, è inutile cercare in esso storie di disturbi psichici ed esistenziali che dagli anni ’90 sono diventati elemento sine-qua-non per ogni disco di successo. Il conto alla rovescia finale è romantico, allegro, grintoso e ispirato, un capolavoro del mainstream, senza alcuna pretesa, tantomeno intellettuale, se non quella di proporre al proprio pubblico una manciata di buone (spesso ottime) canzoni.
Il che, vista la sua longevità, potrebbe o dovrebbe far meditare alcuni.

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