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Una buona conferma

Ad appena un anno dal debutto, nel 1984 tornano sul mercato discografico gli Europe di Joey Tempest e John Norum, dando alla luce un disco che segnava un deciso passo avanti rispetto al debutto.
Se uno dei principali problemi del primo album del combo scandinavo era la poca maturità, che si accompagnava a un’arrembanza tipicamente giovanile, il secondo lavoro di casa Europe si rivela senz’altro migliore per equilibrio e ponderazione, senza però perdere le connotazioni formali e stilistiche dell’opera che lo ha preceduto – sfumature metalliche e scarse concessioni al ruffiano comprese. Certo, c’è “Open Your Heart”, ma è semplicemente la migliore ballad mai pubblicata della band (alla fine sarà sempre una questione soggettiva…), una composizione dalla quale, siamo sicuri, anche i puristi della distorsione sapranno trarre giovamento.
L’album è in grado di essere tanto eterogeneo nelle ambientazioni stilistiche, quanto omogeneo nel suo aspetto generale. Prova e manifesto siano le sue prime tre tracce: l’hard rock melodico dell’opener “Stormwind”, probabilmente il primo concreto verso lo Europe-sound che tutti abbiamo in mente, l’efferatezza di “Scream Of Anger”, dotata di una veemenza sonora, inusitata per questa band, accentuata dal sound reso abrasivo dal wah-wah aperto con il quale Norum interpreta il main riff della canzone, e infine la già ricordata “Open Your Heart” (che assicurerà alla band un certo air-play nelle radio degli States). A tutto questo, che già di per sé mostra uno spettro sonoro dall’ampiezza considerevole, si aggiungono le sfumature quasi oniriche (soprattutto nel ritornello) della title-track e le divagazioni strumentali (quasi NWOBHM) di “Aphasia”, nella quale fantasmi blackmoriani minacciano costantemente il playing sempre più maturo di John Norum.
Un album completo, dunque, che pur essendo, e secondo noi non a caso, l’Euro-album preferito dello stesso Joey Tempest, viene spesso e ingiustamente trascurato. Forse perché “schiacciato” dall’ombra del mastodonte dell’hard rock melodico che i Nostri pubblicheranno due anni più
Tardi, al quale, tuttavia, “Wings Of Tomorrow” ha da invidiare forse soltanto la title-track.

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