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  • Eva Milan: Totem

    Eva Milan

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Forza Milan!

Eva Milan è una poetessa, forse maledetta, che ha deciso di puntare su se stessa, mettendo in autoproduzione la sua voglia di emergere. L’album è composto da 6 brani di matrice soft rock, i primi 5 cantati, il sesto lamentato.

Sin dal primo ascolto il lavoro si mostra poco pulito a causa di arrangiamenti non sempre impeccabili, per quanto alcuni passaggi di chitarra acustica risultino comunque gradevoli. Dal canto suo Eva ha una voce imperfetta, quasi sgraziata; il cantato galleggia tra una calma apparente ed uno stato psichico di sospensione tra reale e surreale. Il carattere emotivo delle interpretazioni ha il netto sopravvento sulla pulizia esecutiva; scontenta, quindi, coloro che ascoltano l’album senza la giusta partecipazione emozionale.

Logico aspettarsi il meglio dalle trame linguistiche, ma è proprio qui che si incorre nella delusione più cocente: il verbo poetico appare claudicante, per non dire povero, riducendo i brani all’esternazione di un malessere, senza riuscire a raccontare quella ricerca dell’armonia con la natura, di cui si può intuire solo l’intenzione. Nel percorso compositivo non si ritrova un intento divulgativo ma piuttosto la necessità di liberarsi da un disagio interiore o, talvolta, di crogiolarsi in esso. Non a caso l’episodio più significativo è “Esodo”, in cui non scorrono parole ma si ascolta un sussurro carico di pensieri, accompagnato da strumenti che inneggiano alla riflessione.

“Totem” è un cantiere aperto ed Eva Milan, per ora, è un capomastro approssimativo. Le immagini prive di un particolare significato ed il sound non troppo convinto e curato rendono stupidi anche i saggi. “Ma come, è davvero tutto qui?”, vien voglia di dire. La risposta è tra le righe ma se vi pervade il desiderio di cercarne un’altra, sappiate che vi attende un duro lavoro.

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