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Ex-Otago: Vi presentiamo la nostra “Burrasca”!- l’intervista

Anche se non siete dei lupi di mare, è facile intuire come “burrasca” sia sinonimo di tempeste, ribaltamenti e scossoni improvvisi. I genovesi Ex-Otago hanno deciso di intitolare così il loro primo tour acustico, che unisce rifacimenti dei brani raccolti all’interno del loro ultimo lavoro, “In Capo Al Mondo“, a letture tratte da “Burrasca” (libro scritto a cinque mani proprio dagli Ex-Otago!): un esperimento di storytelling da parte di una band, sì sempre in fermento, ma capace di interrogarsi e di porsi con slancio verso la vita e le sue sfide.

Fra una data e l’altra, siamo riusciti ad incontrarli per farci raccontare da vicino cosa rappresenta per loro questa nuova sfida, ma soprattutto cosa si cela all’interno di questa misteriosa e coloratissima “Burrasca”.

Ciao ragazzi, benvenuti su Loudvision! Da dove ha preso origine la “burrasca” che vi accompagna oggi in tour?

Ciao Laura, grazie a te. L’origine di questa “burrasca” è molto semplicemente legata alle nostre vite: un insieme di parole e immagini che in qualche modo le rappresentano; è un discorso a volte sussurrato, a volte somiglia ad un coro da cantare tutti insieme.

 “Burrasca” può essere letta come un insieme libero ed impetuoso di musica, parole ed immagini. Una dimensione intima e senza barriere; un abbraccio totale al vostro mondo; un esperimento di cantautorato vicino allo storytelling. Queste sono soltanto alcune componenti che ho avvertito io, ma qual è la definizione che dareste voi alla “burrasca”?

Questo tour è per noi un modo inedito di comunicare, per mettere alla prova anche noi stessi; quando abbiamo deciso di fare un tour “in acustico” non volevamo semplicemente togliere alcuni strumenti, ma volevamo cercare prima di tutto una nuova chiave in cui suonare le nostre canzoni: oltre ad inserire le letture abbiamo cambiato ritmi, timbri e anche melodie. E’ stata una piccola rivoluzione, una “burrasca”, appunto.

 C’è stato un criterio nella selezione degli argomenti o vi siete raccontati “a libro aperto”?

Ci siamo raccontati in toto, senza filtri, un po’ come quando ci sediamo al tavolo prima di un concerto o in furgone, di ritorno verso casa. Abbiamo inteso questo lavoro come una sorta di baule in cui inserire ciò che ognuno di noi considerava più importante per raccontare sé stesso e gli Ex-Otago.

Questo esperimento sognavate di proporlo da tempo o è una decisione nata recentemente? Cosa trasmette a voi questa “burrasca” e cosa credete abbia lasciato al pubblico nel corso di queste date (l’ultima è prevista per il 23 Maggio ad Alessandria, ndr) ?

È una decisione nata in parallelo con la volontà di fare un nuovo disco; questo tour è un nuovo ponte tra noi e le persone che ci seguono, che in questo modo hanno uno strumento in più per conoscerci e riconoscersi nelle nostre storie. Pensiamo di aver regalato loro emozioni e – perché no? – ricordi. La nostra decisione era di mescolarci fra la gente e di lasciarci contagiare da essa, senza filtri e senza barriere, così in modo spontaneo.

Genova – o meglio Zena- è una presenza che si avverte più o meno distintamente nel vostro lavoro. Qual è il ricordo migliore che conservate della vostra città? E il peggiore?

Ognuno di noi ha intere pagine da scrivere sui migliori ricordi di Genova: la scuola, il mare, i concerti, le feste… Uno che condividiamo tutti è sicuramente il calore che ci riservano i nostri amici ogni volta che suoniamo in casa. Il peggiore è forse quello che tutti ricordano come tale: il G8.

Anche chi vi conosce poco, intuisce immediatamente il lato giocoso del vostro comporre: vi piace giocare con le parole, accostando immaginari sempre nuovi. Mi viene spontaneo domandarvelo: come nasce un vostro brano?

A dire il vero non c’è una metodo predefinito, ogni tanto succede che nasce prima la musica, a volte prima le parole; solitamente è Maurizio (Carucci, ndr) che si occupa di scrivere i testi e cerca di evocare immaginari che, di volta in volta, diventano persone, luoghi o situazioni: spesso l’elemento portante è la chitarra di Simmi (Simone Bertuccini, ndr), ma un brano può nascere anche da un motivetto fischiettato o un giro di tastiera. E’ tutto molto spontaneo e libero, ci piace così. O forse è ciò che ci risulta meglio.

Cambiando argomento, secondo voi cos’è pop oggi? E voi vi sentite pop?

Faccio una premessa, prima di rispondere alla tua domanda: il pop è sempre stato alla base della nostra musica.

Oggi è difficile definire cosa sia “pop”, in generale ha la parvenza di un calderone confuso: si possono definire pop Emma Marrone, ma anche Paletti; i The Giornalisti, gli Edward Sharpe and the Magnetic Zeroes, ma anche Lady Gaga. Insomma, artisti diversissimi per messaggi, provenienza ed target di ascoltatori.

Tornando a noi Ex-Otago, abbiamo trovato nel pop  il sinonimo di musica semplice, diretta e sincera.

Da “Giorni vacanzieri” remixata da Fare Soldi a“Quello che c’è” con Paletti, più che collaborazioni puramente artistiche, le vostre somigliano a vere e proprie amicizie. E questo è un dono che in pochi hanno. Ci svelate quale sarà la prossima? Ovvero c’è un artista/gruppo con cui vi piacerebbe collaborare? Non necessariamente legato alla sfera musicale.

Difficile a dirsi in questo momento. Poco tempo fa ci sarebbe piaciuto avere la voce di Piero Pelù su una nostra canzone, ma adesso è ancora tutto da decidere.

Ok, ma prima di salutarci, ci svelate un progetto o un’idea che vi frulla per la testa in questo momento e che vorreste proporre presto? 

Sicuramente un nuovo disco: un nuovo esperimento con suoni, ritmi e atmosfere ancora diverse da “In capo al mondo”. Ci piace sperimentare e la novità non ci fa paura; anzi speriamo di regalare a chi ci ascolta sempre nuove sensazioni.

In bocca al lupo per il tour e per i vostri progetti futuri, con l’augurio che portiate sempre gioia in chi vi ascolta.

Grazie a te, Laura. Un abbraccio!

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