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Exit SOAD, enter Serj

È un Alcatraz strapieno ad accogliere l’unica data italiana di mister Serj Tankian, (ex?) cantante dei System Of A Down, in tour per promuovere il suo secondo disco solista “Elect The Dead”. Pubblico eterogeneo, mamme e papà con figli al seguito, metallari e alternative rocker, famiglie intere arrivate da tutta Italia (non è un’iperbole), a testimonianza dell’amore che il Bel Paese tributa all’armeno d’America più famoso del mondo. Nemmeno la pioggia più fastidiosa che Milano ricordi negli ultimi mesi ha scoraggiato la gente, per cui anche trovare un posto decente è un’impresa. Ma non lamentiamoci, fa sempre bene al cuore vedere un pienone del genere ad un concerto rock.

Concerto che viene aperto dagli inglesi InMe. I gruppi di supporto in Italia hanno spesso un destino ingrato: vengono derisi, sbeffeggiati, fischiati o nel migliore dei casi ignorati. Trattamento che fa male alla musica. eTemevamo sarebbe stato riservato anche a questi tre ragazzotti e invece il pubblico, probabilmente memore della lezione di tolleranza che Tankian porta avanti da anni, ascolta, applaude, partecipa e approva.
Peccato che gli InMe siano pessimi. Suonano male e propongono un repertorio noioso e scontato. Crossover tra melodia post-grunge (qualsiasi cosa voglia dire), un po’ di metallo alternativo-screamo, tecnicismi e orpelli vari che non riescono a nascondere la pochezza delle composizioni.
Nota a margine: il pubblico in Italia è notoriamente refrattario all’inglese, tanto che spesso si assiste a scene ridicole tipo “musicista che parla/pubblico zitto/musicista che scuote la testa e inizia a suonare”. Ecco, sommate questo al pesantissimo accento british degli InMe e capirete perché le pause tra una canzone e l’altra siano state dannatamente imbarazzanti per tutti.
Comunque, il pubblico gradisce, salta e urla, tutti sembrano divertirsi, quindi obiettivo raggiunto.

Smontato il palco degli InMe, la gente inizia a fremere, cantare e inneggiare a “Sergio”. Assistiamo quindi al cambio di palco più veloce della storia della musica in Italia, le luci si spengono e l’armeno che tutti noi amiamo sale sul palco, accompagnato da un boato.
Smessi i panni dell’alternativo da centro sociale, accorciati capelli e barba, Serj si presenta in completo bianco, con camicia, gessato e cilindro in testa, più simile ad un Tom Waits che a Jello Biafra. Imborghesito? Forse semplicemente maturato, dal momento che la carica resta immutata. Parliamoci chiaramente: Serj Tankian è un animale da palco. E non perché corra, salti o faccia cose incredibili. Semplicemente, ha carisma. Si muove come una marionetta del circo, sorride mefistofelico e gli basta un gesto perché tutti pendano dalle sue labbra. Lo spettacolo è tutto suo e, forse, nemmeno lui si aspettava un’accoglienza simile, visto quanto sorride, comunica col pubblico, urla, gigioneggia. C’è spazio anche per un paio di momenti tutti suoi, lui e la sua voce, che è realmente impressionante, per espressività, tecnica e potenza.
[PAGEBREAK] E il gruppo che lo accompagna non è da meno, sia chiaro. Quelli che non hanno apprezzato il disco solista di solito indicano come principale difetto le chitarre spompe, da disco pop. Be’, sarà stato per la presenza di Larry Lalonde alla sei corde, ma questo difetto è stato cancellato a suon di decibel. Anche gli altri musicisti non deludono, creando un muro di suono che completa alla perfezione la voce di Serj. La potenza e la pulizia sonora dell’Alcatraz, davvero un nuovo punto di riferimento per i concerti a Milano, fanno il resto.

Tutto bello e perfetto, dunque? Non del tutto.
Innanzitutto, eliminato il problema moscezza dalle canzoni di “Elect The Dead”, ne resta sempre un altro. E cioè le canzoni stesse. Alcune dal vivo rendono effettivamente molto di più, a partire dal primo singolo “Empty Walls” e proseguendo con la titletrack, davvero devastante. La qualità media però resta bassa e spesso ci si ritrova più a guardare Serj aspettando che faccia qualche mossa buffa piuttosto che ascoltare la musica. Comunque, ancora una volta il pubblico apprezza, anzi, chi si aspettava boati per il singolone e silenzio per il resto del repertorio rimane piacevolmente stupito nel constatare che TUTTI conoscono TUTTO il disco a memoria.
E questi TUTTI saranno sicuramente rimasti soddisfatti, dal momento che Serj ha riproposto “Elect The Dead” per intero, con in chiusura una cover di “Holiday In Cambodia” dei Dead Kennedys. Purtroppo, questa mossa, indice di grande chiarezza di intenti e integrità artistica, significa anche che il concerto dura un’oretta scarsa, saluti e baci compresi. Un paio di chicche aggiuntive non avrebbero guastato, ma è evidente la volontà di Serj di lasciarsi alle spalle il suo passato. In quest’ottica, il concerto dell’Alcatraz suona un po’ come un R.I.P. System Of A Down, se è vero che anche Daron ormai è preso anima e corpo dal suo nuovo progetto Scars On Broadway.

A conti fatti, un concerto soddisfacente, anche e soprattutto a giudicare dalle facce e dai commenti della gente all’uscita dal locale. Magari non così coraggioso come poteva essere, ma la calata italica di Serj Tankian ci restituisce un artista ritrovato, convinto dei suoi mezzi e che potrebbe regalarci grandi soddisfazioni in futuro. Lo aspettiamo al varco con un altro disco, magari ancora più costruito intorno alla sua voce, sicuramente il ricordo più bello che portiamo a casa dall’Alcatraz.

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