Home > Recensioni > Exodus – Dei e Re

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Dopo una serie di film massacrati dalla critica, Ridley Scott torna al cinema con un film all’apparenza controverso e divisivo. Come ogni adattamento che parte dalla Bibbia, nel narrare la presa di consapevolezza di Mosè (Christian Bale) delle sue origini ebraiche e della guida del suo popolo al di fuori dell’Egitto, “Exodus – Dei e Re” ha suscitato reazioni ostili, talvolta censorie.

L’intento del film sembra quello di fornire un ritratto biblico più ambiguo rispetto al passato, sia nel suo rapporto con l’impero egiziano e l’amico/fratello Ramses (Joel Edgerton) sia nel suo dialogo con la divinità, insinuando il sospetto che il protagonista possa soffrire di allucinazioni e che le celebri piaghe siano frutto di avvenimenti spiegabili scientificamente.

Sulla carta poteva essere una “Ultima tentazione di Cristo” postmoderna, ancora più umana, cupa e contemporanea, con un Mosè in piena nevrosi, guidato da un Dio a sua volta autoritario e a tratti crudele, quando non apertamente emanazione del subconscio del protagonista.

Peccato che la sottile ambiguità su cui dovrebbe reggersi il film si perda tra infiniti spiegoni “scientifici” e passaggi soprannaturali abbandonati a sé stessi, in un continuo rimando alla storia moderna (in primis all’Olocausto), a un popolo egiziano che si vorrebbe maturo e non necessariamente “cattivo” ma svilito da una rappresentazione così stereotipata e pacchiana (tutta eyeliner, corpetti dorati e parrucconi) da far rimpiangere la rassicurante figura di un rassicurante Charlton Heston e del suo Egitto americanizzato, ma quantomeno comprensibile in una produzione di metà anni 50.

Senza neppur dover scomodare la fastidiosa presenza di attori caucasici in ruoli destinati a mediorientali, “Exodus” non è forse tremendo come le ultime prove di Scott, ma vincere il pubblico per noia o controversia non è comunque un gran risultato.

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Contro

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