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Extrema: Distruzione per il massone

Una lista dei non molti ma storici alfieri dell’heavy metal italiano dovrebbe per forza conteggiare gli Extrema. Il 7 maggio il gruppo milanese torna sul mercato col nuovo disco intitolato “The Seed Of Foolishness”, dieci tracce all’insegna di un thrash-hardcore in grado di soddisfare gli estimatori dei lavori precedenti. LoudVision ne ha parlato col cantante Gianluca “GL” Perotti e col chitarrista Tommy Massara .

Ciao a entrambi e benvenuti su LoudVision. Dove va a collocarsi il nuovo “The Seed Of Foolishness” rispetto ai dischi precedenti?
Tommy: È un altro capitolo della nostra carriera, non nasce da contesti particolari. Si potrebbe considerare un’altra partenza per il fatto che c’è un nuovo bassista, Gabri Giovanna.

La scelta delle liriche è caduta stavolta sulla massoneria. Cosa vi ha portato a credere in questo?
GL: Abbiamo sempre scritto testi “politicizzati”. Per questo lavoro abbiamo proceduto come se fosse un libro: c’era questo titolo che mi girava per la testa da un po’ di tempo e l’ho tenuto da parte. Ci ho messo un po’ a dirlo alla band, l’ho fatto dopo circa un anno, quando i testi hanno iniziato a prendere forma. Non è stato un titolo facile da fare accettare agli altri, ma è stata la quadratura del cerchio del lavoro fatto attraverso la musica in tutti questi anni. C’è poi il fatto che, da quando sono diventato papà, mi sono interessato tantissimo ai documentari su questo ordine massonico degli Illuminati e il fantomatico complotto del nuovo ordine mondiale. È un segreto di Pulcinella ormai, sappiamo tutti chi sono questi massoni e se ne parla anche in televisione. Dovevo scrivere dunque la mia verità, basata sulla ricerca personale degli ultimi 5-6 anni tra libri e documentari.

Possibile che la sola stesura dei testi abbia richiesto tanto tempo?
GL: I testi sono usciti abbastanza spontaneamente, poi li abbiamo sottoposti a un nostro amico londinese per perfezionare la forma. Ho dovuto però lavorarci con una certa cognizione di causa, per non scadere nel banale. I pezzi si sono sviluppati insieme all’umore del momento, generalmente è uno sfogo di rabbia, comprensibile data la situazione socio-politica che stiamo attraversando. Le liriche prendevano forma definitiva insieme alla parte musicale.

Coma mai siete ancora arrabbiati, dopo tanti anni?
GL: Principalmente per il fatto che siamo una band che combatte ancora per uscire da questo pazzesco calderone di produzioni che il mercato ci propina. La rabbia, comunque, è un fattore di prima importanza: nel momento in cui si scomparisse, sparirebbe la qualità di composizione che – secondo me – in questo disco prende il sopravvento anche su quanto abbiamo fatto in passato. Si potrebbe parlare anche delle provocazioni che tutti i giorni subiamo attraverso i vari media controllati. Come scrivevamo in “The Positive Pressure (Of Injustice)”, è la stessa pressione “positiva” da una determinata ingiustizia che porta a scrivere testi di un certo tipo. Quella rabbia è ancora ben presente.
Tommy: A livello di scrittura musicale, posso dire che i testi firmati da me nei nostri album sono i più “cattivi” che abbiamo fatto. Il nuovo disco è forte di una formazione rinnovata nella line-up e, soprattutto innamorata di quello che fa, con l’esigenza di fare musica che colpisca l’ascoltatore.

Qual è la canzone che fareste ascoltare a chi vi chiedesse di presentare il nuovo disco?
Tommy: Per questo c’è il singolo, “Pyre Of Fire”. Ma vorrei dire che secondo me l’album è così vario, pur all’interno del suo genere, che isolare un solo brano come biglietto da visita sarebbe riduttivo.
GL: Il singolo è la prima composizione che è venuta fuori trovandoci insieme. Speriamo poi di avere la possibilità di rappresentare il disco sotto vari aspetti, dato che le clip oggi servono principalmente per andare in rete. Magari, quindi, riuscire a realizzare più video, anche a basso costo, ma in grado di proporre le varie sfaccettature di “The Seed Of Foolishness”.

Non abitate tutti uno vicino all’altro. Come vi organizzate per lavorare insieme?
GL: File sharing. Siamo così stati in grado di lavorare su idee che potevano venire fuori in qualunque momento e condividerle coi compagni della band. Se per loro era valida, potevano poi lavorarci in autonomia fin da subito. Il vero problema sono sempre state le prove, considerano che Paolo abita quasi al confine con la Slovenia. Abbiamo ottimizzato i tempi affittando una sala prove per un anno e quando andiamo ci stiamo almeno per due o tre giorni, se no non vale la pena.
[PAGEBREAK] Cosa fate nella vita quando non siete con la band?
GL: Ho la fortuna di fare il papà, quasi “mammo” di mia figlia. Per il resto mi sto allenando per potere riprendere l’attività dal vivo.
Tommy: Io lavoro nella produzione di musica, sia a livello di eventi che in studio, ed è una fortuna rimanere nello stesso ambiente.

Generalmente, quando un musicista è molto preso con il suo gruppo finisce per ascoltare sempre meno musica “altra”? È anche il tuo caso?
Tommy: Per lavoro e per carattere, ascolto molto la mia musica ma non mi ci fossilizzo sopra. Faccio paragoni con quello che c’è in giro, con cui sia ha a che fare nel lavoro di produzione.

Il vostro logo esiste sin dalla fine degli anni ’80. A chi si deve il disegno?
Tommy: In realtà sin dall’inizio il logo è stato un po’ modificato, in origine era molto grezzo, anche se il carattere è rimasto sempre lo stesso. Non ricordo il nome di chi lo disegnò, era un amico della band. Avevamo 15 o 16 anni a quell’epoca e il marchio era uno di quei disegni che si possono fare da ragazzini. Come per il logo degli Iron Maiden, si possono fare piccole modifiche ma rimane come marchio di fabbrica.

Ci sono novità anche sul fronte degli Allhelluja?
Tommy: Tempo fa ho sentito Stefano e so che sta iniziando a lavorare su qualcosa, ma non so che genere di proposta sia. Si farà risentire e ne parleremo.

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