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Extreme: Prendeteci vivi!

Dopo il disco del ritorno e dopo il tour in giro per il mondo, gli Extreme offrono ai propri fan anche un live. In formato DVD e anche CD. Pacchetto completo, insomma. E chi meglio di Nuno Bettencourt poteva parlarci di tutto ciò? Leggere per credere.

La vostra reunion è iniziata dal vivo e ora siete appena tornati da un tour mondiale che la ha definitivamente consacrata. Com’è stato essere di nuovo lì sul palco, tutti – o quasi tutti – insieme dopo tutto questo tempo e di fronte ai vostri fan di tutto il mondo?
All’inizio eravamo un po’ nervosi perché mancavamo da così tanto tempo; sentivamo che avevamo bisogno di riguadagnare la fiducia dei nostri fan. Ma era il contrario… ci avete fatto tutti sentire così ben accolti. E suonare con i ragazzi è stato grande.

“Take Us Alive” arriva a due anni dal disco del ritorno. Com’è venuta l’idea di un live? Credi che ci sia ancora spazio per i dischi dal vivo? Parlando di crisi del mercato discografico, è davvero un problema di dare ai fan qualcosa di più di un “mucchietto di canzoni”?
Sentivamo che era arrivato il momento di registrare un DVD dal vivo. Dopo una pausa così lunga, e lo stato attuale del music business, volevamo un mezzo per far conoscere ai nuovi fan gli Extreme dal vivo. All’inizio volevamo far uscire solo un DVD, ma eravamo così entusiasti dell’audio che abbiamo deciso di far uscire anche un CD. Pensavamo che i fan avrebbero apprezzato. E sì, la gente vuole di più di qualche canzone, altrimenti le scaricherebbero gratis. I veri fan vogliono supportare la band e quindi compereranno il CD. E in più il DVD ha anche quattro video che ho girato io durante il tour.

A proposito di crisi del mercato musicale, credi che il calo delle vendite sia davvero solo connesso alla pirateria o pensi che ci siano ragioni più profonde, forse è la società che ci sta abituando a volere “tutto facile e tutto subito”?
Credo che ci siano diverse ragioni. La musica è percepita come una cosa gratis. Sono passati dieci anni dal caso Napster. I ragazzi che all’epoca avevano 14 anni oggi sono più che ventenni e conoscono la musica come gratis e digitale. Loro non comprano CD. Sarebbe come se io volessi convincerti che la macchina da scrivere sta tornando quando tu hai conosciuto solo iMac o iPad. Poi credo anche che sia in atto un cambiamento culturale. Non ci sono più state grandi band che abbiano aperto nuovi territori e quindi la gente cerca il divertimento da altre parti… video giochi, Facebook, Twitter etc. E ancora, ci sono tonnellate di contenuti là fuori ma le radio sono diventate tutte strutturate in modo uguale e MTV non fa più vedere i video. La situazione oggi è un po’ come il Wild West.

Parlando del vostro ultimo disco, che cosa vuol dire “Saudades De Rock”? È una sorta di desiderio di tornare al rock, il sentimento che vi ha spinto a tornare insieme? Ha nulla a che fare con in fatto che il Portogallo è il luogo della vostra rinascita?
Tutto ciò di cui sopra. “Saudades” è una parola che non ha una traduzione in inglese, ma significa aver nostalgia di qualcosa che manca nella tua vita. Nel nostro caso non ci mancavamo solo l’un l’altro, ma lo stato in cui si trova oggi il rock’n’roll.
[PAGEBREAK] “Saudades The Rock” sembra presentare una sorta di nuova band. Non solo perché segna il ritorno dopo così tanti anni, ma soprattutto perché suona fresco e più eclettico dei vostri dischi precedenti, anche se riparte dal punto in cui avete lasciato i vostri fan. È solo perché siete cresciuti o è dovuto anche alle esperienze maturate in questi anni di separazione?
Credo che il disco catturi un momento grandioso della storia degli Extreme. Siamo entrati in sala prove dopo 13 anni e in 3 settimane abbiamo tirato fuori 25 canzoni. Allora siamo andati diretti in studio e abbiamo registrato quasi tutto in 2 o 3 prese. Non sono sicuro che sia così eclettico come altri (come “III Sides To Every Story” ad esempio) ma ha decisamente dei risvolti interessanti.

Qual è il segreto di un chitarrismo così efficace ma allo stesso tempo così tecnico?
Provare. Studiare i maestri. Sviluppare il proprio stile. E imparare a scrivere e suonare altri strumenti.

Nella vostra carriera avete raggiunto il picco con “More Than Words”. Grande soddisfazione, ma come vi sentite pensando a tutti quelli là fuori che credono che gli Extreme siano un duo che fa ballad acustiche?
Chi sono? Voglio i nomi! Ah, no, scherzo. A questo punto credo ormai la gente sappia cosa sono gli Extreme. E se non lo sanno… si comperino il disco… vengano a uno spettacolo… vadano su YouTube!

Parlando del passato: 1995/1996, “Waiting For The Punchline” e lo scioglimento. Dobbiamo prendercela con il grunge e l’alternative per tutte e due le cose? Cosa pensi di quegli anni, credi che il pessimismo abbia definitivamente ucciso l’hard rock?
Be’, di sicuro ha reso le cose difficili a tutti quelli che avessero fatto uscire un disco prima di “Nevermind”, ma personalmente io ho accolto bene l’avvento del grunge. L’hair metal stava diventando una parodia di se stesso. Le etichette continuavano a mettere sotto contratto gruppi che erano la copia carbone di altri e tutto il movimento aveva ormai perso il suo spirito iniziale. Stava diventando difficile mantenere credibilità. Quando il grunge è arrivato, ha spazzato via tutta la lacca per i capelli, le matite agli occhi e gli spandex rosa. Ma non ha niente a che fare con la nostra separazione e tanto meno siamo stati assorbiti dal grunge. Io avevo deciso di fare un disco solista e Gary è finito con una piccola (risata) band di Pasadena chiamata Van Halen. E dopo tutti questi anni siamo di nuovo a casa.

Piani per il futuro? Ascolteremo mai il seguito di “Saudades De Rock” o vi vedremo mai in Italia?
Sì, ho in mente un concept sul quale sto giocando da un po’ di tempo. Quest’estate sarò in tour con Rihanna ma scriverò anche molto per il prossimo disco mentre sono in giro. Ho ricordi fantastici dei concerti in Italia e certamente torneremo presto.

Con buona pace di Pino Scotto, che di sicuro non apprezzerà l’accoppiata Bettencourt – Rihanna, ci auguriamo che il nuovo disco arrivi presto e possa confermare l’entusiasmo e la freschezza di quanto sentito fin’ora.

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