Home > Recensioni > Fabio Abate: Itinerario Precario
  • Fabio Abate: Itinerario Precario

    Fabio Abate

    Loudvision:
    Lettori:

Stile e precariato

Se Fabio Abate avesse firmato con la Warner, forse non ci sarebbe stato nessun “Itinerario Precario”. Perché il cantautore catanese, al di là di un’occasione, cercava una label che credesse nel suo stile, senza troppe incursioni nella sua anima bohemien, produttrice di affreschi e valzerini ispiratissimi, di atmosfere jazz e suggestioni retro.
Perciò, difesa la prosa dagli attacchi delle logiche commerciali, assieme al suo drappello di scudieri il piano, la chitarra, la batteria spazzolata, il violino e il bouzuki, il contrabbasso e il vibrafono, Fabio Abate trova il più giusto patrocinio in Carmen Consoli, che lo produce e si diverte a suonare in alcuni degli otto brani di questo disco d’esordio. Così si accendono le storie, tra vita vera e fiaba, che a volte si mischiano, accostate con ironia e teatralità.

La Narciso Records è un laboratorio musicale. Quello di cui aveva bisogno Fabio Abate per esprimere la sua forza, che sta nella diversità, nella struttura vintage degli arrangiamenti e nelle pennellate che i testi regalano, in bilico tra immagini reali, burlesca rappresentazione e immancabile amore.

Pro

Contro

Scroll To Top