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Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli presentano La Solita Commedia – Inferno

Si è tentuta Roma la conferenza stampa per il nuovo film di Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli, La Solita Commedia – Inferno”, nelle sale dal 19 marzo. Molte le domande alle quali hanno risposto insieme a Martino Ferro, regista con loro, e Lorenzo Mieli, produttore con la Wildside.

Biggio e Mandelli sono i nuovi Mostri?

F. Biggio Questa è una domanda che ci onora: sicuramente i Mostri rappresenta un nostro modello e penso che quello che ci accomuna, senza far paragoni, è lo stesso spirito, cioè la voglia di raccontare l’Italia e gli italiani, la gente comune. Insomma, c’è un piccolo mostro in ognuno di noi.

La sigla finale (“Vita d’Inferno”, ndr) ricorda per alcuni versi Cochi e Renato…

F. Mandelli Questa conferenza stampa inizia nel migliore dei modi perché sono veramente dei riferimenti altissimi. È chiaro che quando uno fa questo mestiere si nutre di certe cose e tra i nostri riferimenti c’è sicuramente il duo Cochi e Renato, così come la scuola della comicità milanese, anche Jannacci, però poi ci sono tantissime altre cose. Sicuramente non bisogna fare un paragone, noi cerchiamo di raccontare l’Italia come facevano loro, non vogliamo scomodare nessuno di questi mostri sacri! Stiamo cercando di andare avanti e di trovare anche un nostro stile nelle cose che facciamo e sicuramente diciamo che… se uno non vuole andare a vedere la solita commedia, va a vedere “La Solita Commedia”!

Pur ridendo, avete trattato degli argomenti importanti, da Dio che “è morto”, per citare Guccini, ai poliziotti che picchiano l’interrogato sebbene sia solo una macchinetta per le merendine. Era questo il vostro obiettivo?

F. Biggio Sì, raccontare argomenti “tosti” con un’apparente leggerezza, lo scopo rimane quello di far ridere perché altrimenti la leggerezza diventa pesante. Ci piace anche un po’ provocare, passare il limite, andare oltre, dare un po’ fastidio, e l’argomento della polizia è un argomento che abbiamo già trattato in passato con i “poliziotti scoreggioni”; questa volta volevamo raccontare un altro aspetto.

F. Mandelli Non vogliamo comunque passi il messaggio che tutta la polizia è così, però sicuramente queste sono cose che leggiamo sui giornali e allora il concetto è che a volte si dice “Di questa cosa non si può parlare, è una cosa troppo seria, non si può ridere di questo”, e invece secondo me la libertà, per cui ringraziamo anche Wildside (produzione del film, ndr), è poter scherzare su alcune cose che magari sono serie e anche drammatiche; anche l’idea di un Dio che è veramente indaffarato, che ha mille casini, che purtroppo è un po’ in confusione, a noi piaceva immaginarcelo così, un po’ più “umano”. Infatti ci hanno anche chiesto “Ma non avete paura delle risposte dei cattolici?”, secondo me già il fatto che lo metti in scena presuppone che tu ci creda.

F. Biggio Bisogna anche un po’ mettere alla prova lo spettatore; perciò ci piace andare oltre quello che è stato fatto in precedenza, per vedere anche come reagisce il pubblico.

Presuppone un seguito? Un Purgatorio, un Paradiso…

F. Biggio Chiediamolo al produttore!

L. Mieli Ne parliamo dopo che sarà uscito il primo!

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Chi ha avuto l’idea di Dante?

F. Biggio IO! (ride, ndr) È brutto quando siamo in tre, chiedere di chi è l’idea. Però veramente le idee nascono sempre insieme, magari uno dà il primo spunto. Francesco è partito dicendo “Perché non facciamo qualcosa sui sette vizi capitali?” e da lì poi IO ho detto “Chi meglio di Dante Alighieri?”

M. Ferro No, quello l’ho detto io! (ridono, ndr)

F. Biggio È un lavoro corale e noi riusciamo a lavorare in una sintonia pazzesca. Un dubbio di uno di noi diventa preziosissimo perché cerchiamo sempre di andare a migliorare, nessuno si fossilizza su un’idea. Perciò le cose sono veramente sempre di tutti e tre. All’inizio volevamo fare la Serie dell’Inferno in sette puntate, poi Lorenzo ha detto “Perché invece non fate un film?”

F. Mandelli Le idee sono nell’aria, poi quello che la esprime non conta.

Nel film ci sono molti oggetti obsoleti, il telefono a gettoni, la macchina da scrivere, implicitamente c’è anche una condanna al mondo di internet, di essere sempre connessi?

F. Mandelli Sicuramente non c’è una condanna, non esprimiamo mai un giudizio quando rappresentiamo delle cose. Noi le mettiamo in scena. Poi, sicuramente si stava meglio…quando si stava peggio! So che è una banalità, ma anch’io sono banale. Secondo me quella cosa lì è sicuramente diventata una nevrosi. Non è sbagliata la tecnologia, ma l’abuso è una cosa che ci fa male. Io trovo che un tempo le cose fossero più belle; non so se la colpa è da attribuire completamente alla tecnologia o alla modernità, sicuramente un suo ruolo l’ha avuto. Non sono contro i telefonini o i social network, ma sicuramente contro un uso smodato e a volte anche codardo.

M. Ferro Per quanto riguarda gli oggetti…son belli! Sono più belli! Poi ci piaceva che l’Inferno, con il telefono a gettoni, fosse rimasto un po’ indietro.

Nasce prima la canzone che avete portato a Sanremo, o prima il film?

M. Ferro Prima l’idea del film, poi avevamo questa canzone che ci piaceva, c’è stata questa occasione e la si è fatta, un po’ incoscientemente come tutto il resto!

F. Mandelli Nel film c’è una versione diversa, quella originale! Poi l’abbiamo sistemata per darle un senso come canzone, però è nata così, l’abbiamo sentita e abbiamo detto “Andiamo a Sanremo!”. Poi uno pensa la trovata pubblicitaria, la furbata, ma non c’è furbizia quando uno si diverte! Quando si fa una cosa che piace la si vorrebbe far sentire a più gente possibile e Sanremo ci sembrava il posto ideale dove iniziare questo nuovo “progetto”.

Vedremo ancora i Soliti Idioti?

F. Biggio Chi lo sa!

F. Mandelli Purtroppo noi non riusciamo a scrivere a tavolino e la sincerità nei confronti del pubblico paga sempre. Abbiamo fatto quattro serie, due film, uno spettacolo teatrale di 80 date, un libro, le canzoni. È inutile andare a raschiare il fondo del barile. Quindi abbiamo detto “Facciamo qualcosa di nuovo”. Ci è stato proposto di fare un terzo film dei Soliti Idioti, caldamente, e la scelta più difficile vi assicuro che era non farlo! L’idea era quella di rimettersi alla prova.

Però è un film un po’ “maschilista”…

F. Biggio Effettivamente per noi, essendo tre uomini, è difficile entrare nel mondo femminile, vedere il mondo dagli occhi di una donna. Per questo motivo abbiamo scelto una montatrice donna (Valentina Mariani ndr), perché alla fine con il montaggio, che è una parte essenziale del film, avendo come ultimo momento del “meccanismo” la visione di una donna, si limita questo maschilismo. Però abbiamo fatto Gesù donna…più di così!

F. Mandelli In realtà è un po’ il contrario, un film femminista visto che le donne qui peccano pochissimo!

Quanto è costato il film? Sembrerebbe non tantissimo…

L. Mieli È costato 3 (milioni ndr) e uscirà in 400 sale circa.

F. Mandelli Non so se sembri un film d’alto budget, sicuramente è un film ad alta cura del budget, nel senso che i soldi sono stati spesi bene e poi ci sono molte scene corali in cui ci sono tante comparse e i costi si alzano molto. Noi abbiamo chiesto 100 persone per fare l’Inferno, che non lo puoi fare con 10 persone. Sono scene che abbiamo chiesto di poter fare così perché le scene di massa non riprodotte al computer come si fa oggi, si facevano a Cinecittà cinquant’anni fa, e ci piaceva quello spirito!

E infine due domande agli interpreti Tea Falco e Gianmarco Tognazzi

Tea com’è stato interpretare questo Gesù?

T. Falco Gesù forse è un po’ donna anche nell’iconografia classica. Con questi occhi all’insù che hanno anche un po’ di mascara. Però con questo non voglio essere blasfema, ma un Gesù donna è finalmente anche nella Chiesa, che è sempre stata un po’ maschilista, una specie di rivalsa femminista. Interpretare Gesù è stato fantastico.

Gianmarco Tognazzi, come si è trovato?

G. Tognazzi Il mio percorso insieme a Francesco e Fabrizio viene dagli sketch, al di là dell’amicizia c’è un divertimento continuo. Io sento di averli stimolati verso questo percorso perché quando mi parlavano della prima idea dei soliti idioti, a me hanno sempre ricordato, ovviamente in una chiave completamente diversa, non è un termine di paragone ma c’è l’ispirazione, quella che per me è stata una cosa molto familiare, che erano i Mostri e io avevo, insieme ad Alessandro Gassman, la volontà, vent’anni fa, di fare i figli dei mostri che in qualche modo aveva un’attinenza con quello che poi Biggio e Mandelli hanno fatto attraverso i soliti idioti. Con Alessandro non siamo mai riusciti a metterlo in atto, forse non era abbastanza interessante fare i figli dei Mostri essendo già la coppia Gassman Tognazzi, quindi ho trovato un grande divertimento a vedere qualcuno che realizzava quello che noi non abbiamo potuto fare.

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