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Faccia a faccia con “Carlin”

Arriverà il 30 maggio nelle nostre sale il documentario di Stefano Sardo “Slow Food Story: non si tratta della semplice storia di un gruppo di amici della cittadina di Bra uniti dalla stessa idea, ma di una vera e propria rivoluzione gastronomica iniziata negli anni 80. Un movimento internazionale nato come resistenza al fast food e che oggi coinvolge 150 Paesi. Una rivoluzione lenta che ha raggiunto grandi risultati.

Al cinema “Quattro fontane” presentano il film Carlo Petrini (detto “Carlin”) affiancato dal suo migliore amico di sempre Azio Citi, il regista Stefano Sardo e il produttore Nicola Giuliano. A moderare la conferenza Lella Costa, amica di vecchia data del “Carlin”. Tra la proiezione del film e la conferenza è stato offerto un ottimo buffet che ha reso possibile unire direttamente la visione al gusto, assaggiando alcuni prodotti visti nel documentario.

«Ero destinato a raccontare questa storia — spiega Sardo — poiché conosco Carlo e Azio dalla culla. Per me Slow Food è davvero l’aria di casa. È stato difficile all’inizio, era come andare in analisi. Ho cercato di condensare la storia in un’ora e un quarto e provato a pormi al di fuori della mia storia personale, mettendo in risalto le cose che ho sempre considerato formidabili. È stato come aprire i cassetti delle cose di famiglia. Sono sempre stati un po’ eversivi da ragazzi, inizialmente erano visti come minoranza ma io, vivendo tutto da dentro, non me ne ero mai accorto. Poi, quando loro me l’hanno raccontato, ho capito che in realtà il percorso è stato tutt’altro che naturale ma frutto di un’intuizione, di un’appartenenza sociale e culturale legata a un territorio. Il primo vero passo verso l’accettazione di Slow Food è stata la partecipazione a Cheese, una grande fiera di formaggi organizzata dal sindaco».

«Non volevo — continua il regista — che la vicenda di Slow Food fosse troppo seriosa e pomposa e, devo dire, l’ironia ha giocato un ruolo fondamentale nella narrazione. È un film basato sulla biografia di Carlin, un grande leader “rivoluzionario pacifico”. Slow Food è tutta la sua vita, a scapito anche del privato e della salute. Ed è importante dire che questo movimento ha collocato il cibo come uno tra i più grandi temi della politica globale del pianeta».
[PAGEBREAK] Interviene anche Nicola Giuliano, convinto a dedicarsi al progetto dalla forza dell’dea e dalla volontà di cambiare il mondo dei fondatori di Slow Food: «Credo che sia molto utile la visione del documentario perché l’Italia è un Paese che perde la memoria. Il film andrà in onda su quell’unico baluardo della programmazione di documentario che c’è in Italia, Doc3».
In sala anche Carlo Petrini, un uomo di grande ingegno che ha capito prima degli altri che sul cibo si giocava una delle partite decisive del nostro tempo. Risponde alle domande dei giornalisti sempre con quel pizzico d’ironia che contraddistingue la sua persona e lo rende speciale e unico nel suo genere.

Nel documentario una frase, in particolare, colpisce molto: “La nostra difesa attraverso il cibo per compensare lo sbandamento dovuto alla crisi politica”. Carlin spiega che urge soffermarsi su nuove riflessioni. «È importante auspicare un ritorno alla terra. Cambiare un paradigma produttivistico che distrugge l’ambiente, che distrugge l’economia. Continuano a parlare di crescita, tutti auspicano la crescita ma non sono coscienti che ci sono seduti sopra. Questo è un Paese che ha nell’agricoltura, nella produzione alimentare, nella cultura, nei beni culturali un lato straordinario che tutto il mondo ci invidia e, nonostante tutto, continua imperterrito ad applicare questi ministeri come se fossero di serie B. Noi viviamo questo patrimonio tanto ammirato come se fosse una cosa naturale, ma non lo è! Non lo è perché è figlio di storie, di memoria».

L’ideatore di Slow Food ci confessa un segreto in merito alla produzione del film: «sono molto in imbarazzo, devo dire che l’ultima cosa che pensavo è che un piccolo regalo che io, Azio e lo scomparso Giovanni abbiamo fatto alla mamma di questo regista quando è nato potesse avere un risultato così. In fondo — continua Petrini — c’è costato solo una confezione di savoiardi!» (ridono in sala).
[PAGEBREAK] “Il cibo governa il ventre delle persone e non c’è potere più forte che governare il ventre delle persone”. Questa è la risposta che Carlin dà alla politica. «La gastronomia non è solo valutazione di stelle o cappelli ma è agricoltura, antropologia, economia, politica. Oggi non c’è più bisogno di conquistare la terra, perché c’è la proprietà privata delle sementi. L’80% dei semi a livello mondiale è in mano a cinque multinazionali. Il giorno che quel restante 20%, che è ancora a disposizione delle comunità, diventerà proprietà privata sarà la fine dell’agricoltura, saremo tutti operai. È questa l’assurdità, è questa la forza dirompente di vedere attorno al cibo non solo gli elementi ludici, di piacevolezza che comunque devono esserci».

Secondo Carlin la formazione del gusto è stata data dalle nonne che «hanno l’amorevolezza nel farti mangiare quello che tu non vuoi. La pellicina che c’è sul pomodoro, tu non la vuoi. Ma la nonna fa in modo che tu te la mangi. L’amaro è un ostacolo durissimo. Invece, siamo abituati che il concetto di bene sta nel dolce. Chiunque ha avuto la fortuna di avere delle nonne sa che la base del suo gusto nasce lì».

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