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Facebook è proprietario dei nostri contenuti?

Tempo fa, una nota rivista telematica newyorchese, therumpus.net, ha pubblicato un’intervista ad un anonimo dipendente di Facebook. Uno dei passaggi più allarmanti era il seguente:

Giornalista: “Sui vostri server voi salvate qualsiasi informazione che sia mai stata inserita in Facebook, indipendentemente dal fatto che sia cancellata, deselezionata o altro?”

Dipendente di Facebook: “Questo a oggi è essenzialmente vero. L’unico motivo per cui stiamo cambiando questa situazione sono le prestazioni del sistema.”

Probabilmente, la “grande memoria” di Facebook consente alla piattaforma di memorizzare permanentemente tutto, quello che un utente fa o vi carica.

Ma c’è anche un altro interrogativo che inquieta il popolo della rete.
Si fa un gran baccano quando si parla dei diritti spettanti a Facebook sui contenuti (immagini, video, commenti ecc.) caricati dai suoi utenti. Il dubbio, insinuato da alcuni netizen, è che il portale blu ne diventi automaticamente proprietario all’atto della pubblicazione.

Risolviamo il dubbio andando ad attingere direttamente dalle condizioni generali di adesione, pubblicate sulla piattaforma di Zuckerberg.

1. Per quanto riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale, ad esempio foto e video (“Contenuti IP”), l’utente concede a Facebook le seguenti autorizzazioni, soggette alle impostazioni sulla privacy e alle impostazioni delle applicazioni: l’utente fornisce a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sotto-licenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, che consente l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook (“Licenza IP”). (omissis)
2. Quando l’utente elimina Contenuti IP, questi vengono eliminati in modo simile a quando si svuota il cestino del computer. Tuttavia, è possibile che i contenuti rimossi vengano conservati come copie di backup per un determinato periodo di tempo (pur non essendo visibili ad altri).
3. (omissis)
4. Quando l’utente pubblica contenuti o informazioni usando l’impostazione “tutti”, concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine).

Il ché non significa che Facebook si riserva la proprietà sui nostri contenuti, ma solo che ne può disporre liberamente.
Vediamo in che modo.

Innanzitutto, le condizioni di adesione parlano di trasferimento di una semplice “licenza di sfruttamento“, non quindi di un diritto assoluto e pieno come la proprietà (o, ancora più inverosimilmente, della paternità delle opere).
La proprietà permane dunque all’utente! Il portale blu si concede solo il diritto di mantenere, sulle proprie pagine, la foto o il video che l’utente vi ha caricato, per nessun altro fine se non proprio quello della stessa pubblicazione.

Tale licenza, inoltre, è “trasferibile“: il ché è funzionale all’opzione “condividi sul tuo profilo“. Se Facebook non si riservasse la possibilità di concedere a terzi la licenza, l’utente condiviso potrebbe azionare una tutela giudiziaria nei confronti del condivisore. E questo limiterebbe una delle funzioni più utilizzate del sito.

La licenza, inoltre, è valida in tutto il mondo (conseguenza della multiterritorialità di internet) ed è a titolo gratuito (volevate anche essere pagati per chattare?).

Inoltre, la licenza non è esclusiva. Ciò comporta che l’utente/proprietario potrà continuare a disporre liberamente dei propri contenuti, a pubblicarli su altri siti e a dichiararsi legittimamente, davanti ai terzi, autore e proprietario.

La licenza, infine, è perpetua, ma dura finché le immagini non vengono cancellate (come dire che l’amore è eterno finché dura!).

È inoltre importante sapere che la cancellazione della propria utenza dal social network non garantisce di per sé anche l’eliminazione dei contenuti già caricati: intanto perché Facebook si riserva il diritto di tenere copie di backup (anche per finalità di controllo e sicurezza), ma soprattutto perché il contenuto potrebbe essere stato già condiviso da altri utenti ancora iscritti al network.

Quello che lascia perplessi nel leggere gli allarmi schizofrenici degli internauti che paventano lesioni della privacy e della proprietà, è che la stessa gente che prima si erge a paladina delle battaglie contro il copyright, poi si indigna se, nell’era della condivisione, si leggono condizioni contrattuali di questo tipo.
È chiaro che astenersi dalla registrazione ai social network permette di “disconnettere” a monte tutti i “Grandi Fratelli” della rete.
Peraltro, non dimentichiamo che chi carica i propri contenuti su internet non è obbligato a farlo e, se sceglie una tale strada, lo fa proprio allo scopo di mettersi in vetrina.

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