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  • Faith No More: Introduce Yourself

    Faith No More

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Un nuovo biglietto da visita

Passati dal basso profilo della piccola Mordam Records alle più ampie prospettive offerte dalla Slash, i Faith No More sviluppano il discorso iniziato con il precedente “We Care a Lot”. “Introduce Yourself” si presenta immediatamente più maturo e compatto, costruito su composizioni energiche ed incisive, ed al contempo ancora più originali ed indefinibili. Si passa dal rock accelerato della title track all’eretica “Anne’s Song”, song che mescola una strofa rappata ad un ritornello a tratti quasi epico, che ben introduce alcuni degli elementi di melodia ed ariosità che faranno grandissimo un album come “The Real Thing” ed in particolare l’immortale singolo “Epic”. Altri episodi particolarmente riusciti dell’album sono la più classicamente metal “Chinese Aritmethic” e l’atipica ed ironica “The Crab Song”, due tracce, queste, che vivranno una nuova brillante stagione con la cura Mike Patton – soprattutto la prima, con i suoi stacchi potenti, guadagnerà nell’interpretazione live di Patton una carica tale da sfociare a volte in un proto-death metal di grande impatto. Tecnicamente l’album è più valido del precedente, la chitarra di Jim Martin, vera mente metallica (nelle sue parole) della band, si fa più carica e graffiante, la sezione ritmica, giù piuttosto solida, sperimenta soluzioni più imprevedibili e pur senza prodursi mai in estremi tecnicismi risulta già interessante e ricercata, mentre la tastiera di Bottum continua a rappresentare il perfetto collante, oltre che un prezioso valore aggiunto, per la musica dei Faith No More. In un periodo in cui impazza il thrash metal, all’indomani del fatidico 1986 (due titoli: “Master of Puppets” e “Reign in Blood”), e le tastiere sembrano essere state bandite dalla musica dura, i Faith No More prendono il dna del metal e lo innestano all’interno di mutanti forme rock, hip hop, punk e progressive, rendendo il tutto credibile e omogeneo anche in virtù di arrangiamenti sempre intelligenti e mai banali, che si giovano proprio dell’ottimo lavoro alla tastiera di Roddy Bottum, un musicista che esce dalla veste standard di comprimario per ritagliarsi un ruolo che negli anni a venire diverrà sempre più rilevante nello stile della band Californiana.
“Introduce Yourself” è quindi il primo capitolo realmente convincente prodotto dai Faith No More che, cambiando il non eccezionale singer “Sexy” Chuck Mosely con il versatile ed istrionico Mike Patton, raggiungeranno entro breve il grande successo planetario.

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