Home > Recensioni > Faith No More: King For A Day… Fool For A Lifetime
  • Faith No More: King For A Day… Fool For A Lifetime

    Faith No More

    Loudvision:
    Lettori:

Un giorno da re

Dopo un lungo tira e molla il chitarrista originale Jim Martin rompe definitivamente, ed in maniera tutt’altro che amichevole, con la band. Al suo posto, a pezzi praticamente ultimati, entra in formazione (ma ne uscirà immediatamente) il chitarrista dei Mr. Bungle (l’altra band di Patton) Trey Spruance. Fuori Martin (il più influenzato dal metal, e dal thrash Bay Area in particolare – basti pensare alle sue collaborazioni con i VoodooCult, al posto di gente come Chuck Schuldiner o Mille Petrozza, o con Jason Newsted), i FnM confezionano l’album più vario della loro storia – e quello senza dubbio meno metal, assieme all’ultimo capitolo “Album of the Year”. “King for a Day…Fool for a Lifetime” è un album di grande spessore, talmente frammentario che nella sua lunghezza tocca praticamente tutti i lidi musicali abitualmente frequentati dai membri della band. Patton comincia a farla da padrone anche in fase compositiva, e fanno spesso capolino brani chiaramente noise (genere amato dal singer), come episodi fortemente retrò sul piano melodico. L’album rappresenta probabilmente un passo indietro rispetto ad “Angel Dust”, ed il motivo è piuttosto chiaro e circoscritto. Non si tratta della qualità delle composizioni, sempre molto alta (non c’è un solo brano che non risulti bello); tuttavia la band sembra aver decostruito il telaio di sovrapposizioni stilistiche che caratterizzava il vecchio sound. Se infatti in passato le molte diverse fonti d’ispirazione confluivano all’interno di un unico mix (in una sorta di calderone magico) che diveniva una vera e propria soluzione musicale omogenea ed uniforme (“The Real Thing” e “Angel Dust” avevano uno stile chiaro e definito, ed ogni brano era inequivocabilmente riconducibile agli altri), i FNM sembrano aver qui programmaticamente separato tutte le loro influenze componendo un brano per ciascuna. Da un punto di vista artistico si tratta di una scelta legittima, ma senza dubbio meno interessante ed innovativa rispetto al passato. Prendendo ad esempio “Cuckoo for Caca” e “Caralho Voador” è piuttosto difficile riconoscervi la stessa band, se non si fa appello alle caratteristiche dei suoni o allo stile esecutivo specifico dei singoli musicisti. Ciò non toglie che, come già precisato, i brani mostrino un songwriting eccellente e dei musicisti in grandissimo spolvero. Mike Patton ha ulteriormente affinato la sua potente voce, ora calda e vellutata, ma anche incredibilmente invasata quando il singer decide di urlare (mostrando tra l’altro una capacit? di ‘rumnorista’ davvero invidiabile), mentre la versatilità della sezione ritmica, a suo agio tanto nel metal pomposo di “Last to Know”, tanto nel funk/soul di “Star A.D.”, lascia davvero di stucco. È incredibile comunque come i Faith No More riescano a prodursi in maniera eccellente in riletture di genere apparentemente distanti dalla loro matrice come il gospel (“Just a Man”, magnifica, soprattutto nel chorus finale), il punk rock (“Digging the Grave”), il pop à la George Michael (“Evidence”, eccellente singolo da airplay) o il rock acustico della toccante title track. Il sound inoltre è ottimo, forse un po’ troppo pulito e commerciale, mentre l’impatto rimane grande lungo tutto l’arco dell’album, che mantiene alta la tensione anche in virtù di un’intelligente organizzazione interna dei brani. Concludendo, “King for a Day” rappresenta l’ennesimo grandissimo album dei Faith No More, pur non raggiungendo le vette di geniale maestria con cui i nostri avevano saputo plasmare precedentemente la nuova ed inafferrabile materia sonora creata.

Scroll To Top