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  • Faith No More: We Care A Lot

    Faith No More

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Il buon giorno si vede dal mattino

È cominciato tutto qui. La storia di una delle band rock più influenti degli ultimi 20 anni, i Faith No More, comincia con questo strano album pubblicato da una piccola label interessata a dare una chance a questi cinque ragazzi californiani così lontani da ogni stereotipo musicale. Anni e anni prima che si cominciasse seriamente a parlare di crossover o nu metal, i FnM mescolavano già con massima libertà riff di stampo metal, vocals variegate che spaziavano dall’hip hop all’hardcore, ritmi trasversali, che pescavano qui dalla musica tribale, là dai Black Sabbath. Enumerare tutte le influenze alla base del sound di questa seminale band è semplicemente impossibile – e risulterebbe probabilmente erroneo e fuorviante, rischiando di spostare l’attenzione da un’identità musicale forte ed in definitiva indipendente dalle proprie radici, libera di muoversi con fluida nonchalance in territori metamorfici e sorpredenti. Fatto sta che in questo “We Care a Lot”, album tanto diretto e fresco quanto ingenuo ed immaturo, sono già visibili molte delle strade che la band percorrerà con successo negli anni a seguire. Per questo il platter in questione gode ancora di grande considerazione presso pubblico e critica, non certo per la qualità intrinseca della musica, di per sé non ottimale. Tolte infatti alcune song assolutamente epocali come la title track, promossa da un gustoso video singolare ed a tratti ridicolo, o la magnifica “As The Worm Turns” [NW VERSION], traccia caratterizzata da un giro di tastiera e chitarra sinceramente memorabile, senza trascurare la sofferta “Mark Bowen”, i brani non sono molto incisivi e l’esecuzione a volte lascia leggermente a desiderare, in particolar modo per quanto riguarda la voce di Chuck Mosely, abile nella ricerca del feeling, ma indubbiamente singer tecnicamente mediocre. Non è un caso, relativamente a quest’ultima considerazione, che la band sia riuscita in seguito ad ottenere il successo proprio in concomitanza con l’ingresso in formazione del talentuoso e geniale Mike Patton, che si prenderà pure la briga di rivitalizzare alcuni vecchi brani (la riedizione di “As The Worm Turns”, pezzo per collezionisti, è un capolavoro assoluto, ed una delle song più belle della discografia dei FnM). “We Care a Lot” rappresenta comunque un pezzo di storia, interessante per capire dove nasca il sound personale ed innovativo dei Faith No More, pregevole per la genialità di alcuni spunti, ma lontano anni luce dalla compiutezza esemplare di prodotti storici come quelli registrati dalla formazione classica della band. Si tratta quindi, col senno di poi, dell’anello debole della discografia della band, ma racchiude in sé una carica magica ed iconoclasta che sarebbe davvero un peccato dimenticare sulla base di considerazioni puramente musicali.

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