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  • Falconer: The Sceptre Of Deception

    Falconer

    Data di uscita: 01-01-2003

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Spuntati e inoffensivi

Alla luce di “The Sceptre Of Deception” sembra ormai possibile pensare ai Falconer come la tipica band da un solo album. Un unico album in cui alcune idee riescono ad essere espresse al meglio, prima di essere ripetute, rielaborate, riesumate e ritrattate con poca convinzione, finché qualcuno è disposto a finanziare. Dopo il colpaccio del debutto, dovuto a ritmiche tirate, influenze folk e all’eccezionale apporto del cantante di musical Mathias Blad, il secondo episodio si è ridotto ad essere una copia a tratti sbiadita, ma pur sempre memore del chitarrismo intriso di tradizione e delle cantilene affascinanti che ci si aspettava.

Perso Mathias Blad a causa dei suoi numerosi impegni, il chitarrista e leader Stefan Weinerhall (ex-Mithotyn) si è trovato orfano della sua arma principale, sostituita da uno spuntato Kristoffer Göbel: le melodie folk restano, così come l’impostazione generale delle linee vocali, ma è indubbiamente l’espressività a latitare, tanto da rendere questo aspetto della musica dei Falconer ormai trascurabile. Lo stesso leader e chitarrista ritmico saccheggia sempre più spesso l’heavy metal classico, servendosi di riff che, se a tratti gradevoli e potenti, non fanno altro che spostare la mira su di un power metal fin troppo consueto. D’altro canto le stesse ritmiche hanno perso ancor di più la velocità degli esordi, per non guadagnarne nemmeno in compattezza: dei mid-tempo piuttosto anonimi sono alternati a inoffessive accelerazioni, non esaltando né il tipico stile cadenzato della band, né la potenza della doppia cassa.

Sono pochi i momenti da segnalare, come ad esempio la granitica “Hooves Over Northland”, ma tra questi risalta proprio l’opacità di un trademark che ha fatto la fortuna di una band sull’orlo di una crisi compositiva e senza più un cantante che le possa permettere il salto di qualità.

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