Home > Recensioni > Falling In Reverse: The Drug In Me Is You

Madonna che schifo

Post-hardcore. Un’etichetta che può significare tutto e che, alla fine dei conti, non significa assolutamente nulla. Perché se è vero che i Falling In Reverse sono un gruppo post-hardcore, è vero anche che lo sono i Neurosis, e gli At the Drive In, e lo erano anche gli Hüsker Dü. Così magari un ragazzo X decide stupidamente di recensire un disco Y solo perché vede scritto sotto la colonnina dei generi “post-hardcore”, rimanendone poi ferocemente deluso e amareggiato.

Detto ciò, i Falling In Reverse fanno musica cattiva, cattiva per una bambina di tredici anni che esagera un po’ troppo con l’ombretto. Chitarroni pesanti, registrazioni pulitissime, batteria triggerata e voci al miele che improvvisamente si trasformano in simpaticissimi growl totalmente senza senso.

Dai che sono arrivati i nuovi cloni degli Avenged Sevenfold (Dio ci salvi)! Tra mirabolanti armonie vocali e cori da San Remo c’è spazio anche per qualche assolo in stile guitar-hero dal sapore vagamente epic. Ma il problema non è solo questo. Il problema è che alcune canzoni sono brutte in quanto tali. C’è poco da dire, quando ci si trova davanti a qualcosa di veramente brutto che non ha senso ontologico di esistere non si possono far voli pindarici per dare spiegazioni di sorta. Magari a qualche ragazzina/o deficiente questo disco potrà piacere, ma ascoltare questa roba è un insulto all’intelligenza delle persone.

Pro

Contro

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