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Fantasmagoria

«La morte non è che la vittoria del tempo. Fissare artificialmente le apparenze carnali dell’essere vuol dire strapparlo al flusso della durata: ricondurlo alla vita». Lo scriveva André Bazin nel 1945, parlando del «”complesso” della mummia» che avrebbe determinato la nascita delle arti plastiche e delle arti visive, dalla pittura fino al cinema.

Tra le prime forme di spettacolo settecentesco che prevedevano l’utilizzo di immagini proiettate c’era in effetti la fantasmagoria, l’evocazione di spettri e di altre figure fantastiche ottenuta con l’illusione, con un gioco di luci, lenti e ombre allo scopo di stupire e spaventare il pubblico.

Francis Ford Coppola – che possiede una collezione di lanterne magiche e ha battezzato la propria casa di produzione Zoetrope – nel 2011 dà alla luce “Twixt“, un progetto in divenire che fonde l’amore del regista per il romanzo gotico americano con le proprie esigenze da vecchio autore stanco di combattere con le pretese di Hollywood: in questa fase della sua carriera, dice il regista, ogni nuovo film deve nascere da una sceneggiatura originale, contenere elementi personali e non avere bisogno di finanziatori esterni. “Twixt”, proiettato pochi giorni fa al Torino Film Festival come film di chiusura a sorpresa, risponde a tutti i requisiti perché trae origine da un sogno fatto dallo stesso Coppola ed è stato girato in California a pochi passi da casa.

Difficile riassumere la trama di “Twixt”: il racconto procede per immagini, per intersezioni tra spazio onirico e invenzione, fantasie e suggestioni. La realtà, se c’è, non è facilmente riconoscibile. Svelare il volto del fantasma, conoscere il nome della figura vampiresca che manipola i sogni e tormenta i ricordi può distruggere chi compie la ricerca ma può anche donare una paradossale salvezza: cinema e letteratura consentono di fare ciò che appare impossibile, ingannare il tempo e viaggiarci attraverso, morire per mano (o per denti) della propria protagonista e consentire così alla storia di chiudersi e alla sua bellezza di durare in eterno.

Quello di Coppola è un gioco illusionista, una fantasmagoria appunto, di lune grandi e pallidi bambini uccisi, di sangue che schizza e canini che spuntano facendo saltare gli apparecchi correttivi, di sensi di colpa e crisi d’ispirazione. C’è tanta inquietudine e forse una punta di malinconia ma non disperazione: “Twixt” è un horror ironico, esattamente come lo era “Dracula”, un horror che ama le sue creature d’un amore vorace e palpitante proprio perché sa che quelle creature sono e sono sempre state nient’altro che pura luce buttata su uno schermo.

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