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  • Fantomas: Delirivm Còrdia

    Fantomas

    Data di uscita: 01-02-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Il delirio in sala d’attesa

Se mi davano un cd vergine e permettevano l’ascolto dei primi dieci secondi di un brano di 74 minuti, avrei capito immediatamente di chi si trattava. Il cd-case va oltre le aspettative: parla con scioccanti immagini di sezionamento chirurgico, ed esprime la compiacenza del medico che scompone l’essere umano, come fosse una sua creazione (traslando: l’artista viviseziona la propria creatura, il suo alter ego, il proprio ‘io musicale’). Sotto la luce della lampada, i palpitanti tesori nascosti nelle interiora brillano di una luce sotto cui non sono mai stati visti.
Musica d’attesa. Forse una sala d’attesa. Tensione delusa da variazioni di scala più giocose, poi dei riff mi assalgono. Mi sento davanti ad una sala operatoria proiettata su un telone da cinema, in una piccola sala. Un coro scherzosamente sacro si fa sempre più solenne, accresce la sua portata quando Dave Lombardo accelera vistosamente le percussioni. Ora sono di nuovo dentro un incubo, voci lontane rimbombano nell’inferno della mente. Qualcosa di allarmante, un urlo straziante mischiato a rumori di macchinari da ospedale, violini sotterranei vogliono iniettarmi malinconia e disorientamento. Si è innalzata dal nulla una strana melodia patetica, una nenia. Sì è una nenia su cui ora interviene la voce di Mike, clownesca e maligna, sottolineata da accordi di chitarra distorta. Attimi di follia pura, dopo una rullata incredibile mi trovo circondato da percussioni etniche, squarciate da uno strillo senza tempo. Ritmi, battiti di mani e tutt’intorno la follia di Dave Lombardo. Ma non può durare molto. Voci campionate da E.R., medici al lavoro, sembrano seriamente intenti sul mio corpo. Gemiti di piacere nel rimbombo della campane, un’operazione chirurgica non è mai stata così erotizzante. Adesso un pianoforte disturbato suona note stupidamente dolci, insieme ad una cantilena di Patton; ora no, è una nenia notturna e potente, è malata e… No, è tornata innocente. Mi ero illuso. Sono ripiombato nel peggiore degli incubi. Un basso dispotico detta una monocorde follia tesa e sospesa. Sta giocando, non sa dove vuole andare, ma so che mi porterà nuovamente inerme su una lettiera. Sento che dovrei essere come stordito, immobilizzato, assuefatto di morfina, e il dottore sta giocando con i suoi strumenti delicatamente, scandendo un ritmo. Ci sono voci tranquille, parlano come se stessero eseguendo un lavoro di routine. Rumori di mani, strumenti, passi, le porte sui corridoi mi scandiscono il procedere. Ecco, c’è qualcosa di sconcertante: rumori di corde tese pizzicate in mezzo a tutto questo. Hanno un timbro sordo, come la mia follia adesso. Sento sfasature informatiche, suoni di computer impazziti, poi un coro dagli abissi squarcia tutto. Un ‘OOHH’ incomprensibile, che degenera in un urlo di paura. Il pianoforte tranquillo ravviva la mia tranquillità e mortifica la paura. Qualcuno sta digitando qualcosa al computer, poi corregge con il mouse, salva, ma il pianoforte segue il suo tempo tranquillo e aperto, noncurante.[PAGEBREAK]Riecco Mike Patton e i suoi carezzevoli e clowneschi solfeggi. Dalle percussioni ai triangoli e i piatti: sottili tintinnii che mi ipnotizzano, suoni acutissimi da follia pura. Dopo due minuti, ecco una serie di accordi sabbathiani che mi ricaccia nell’abisso. Scream scream! screams of suffering! Campane, rumori di batteria incomprensibili, furia annichilente…La calma psicopatica è ritornata. Degli “Mmmmmm” imponenti e maliziosi sono resi ancora più strani da una sottile arpa, un organo passa di qui e poi si spegne nell’oscurità, un attacco epilettico di sospiri tormenta le mie orecchie. Un colpo, forse la coda di uno sparo, note alte di pianoforte, ancora l’arpa…Un fischio si forma in lontananza, no! È un pianoforte disturbato…no! il fischio e il pianoforte si sono uniti. Sono in un corridoio oscuro, colmo di “Presagi”, come quelli di Jerry Goldsmith. Arpeggi di chitarra cadenzati mi fanno sentire come al centro di un western dell’orrore. Tempo per un po’ di ritmo! Mike mima percussioni con la bocca, la musica si fa sottile e oscura. Un altro gong. Tasti di pianoforte nell’oscurità. A dire il vero, sempre le stesse due note e un cuore palpitante. Una porta si apre, c’è un respiro comatoso e la macchina continua a dirmi che sono vivo. BIP..BIP…BIP……BIP………BIP……….BIP Un telefono! E sono ritornato nell’abisso, nel caos batteristico ovattato. Sconvolgimenti, follia, un coro folk nasce da una voce modificata analogicamente, probabilmente per suonare il più insopportabile possibile. Mi sento tra le braccia di musica soft, mi adagio in questa melodia disimpegnata. Non so più dove ho lasciato il corpo. Ancora squarci di visioni malinconiche e disturbanti. Tonfi plumbei, cielo frastornante. Tutto questo dura ancora una decina di minuti, rimescolato. C’è qualcosa di simile a un requiem etereo nel tono delle ultime note, un compassionevole troppo affettato. Sospiri ampi tra riff monocordi ripetuti allo sfinimento e tutto sfuma in un disco rotto. Questo disco rotto va avanti per circa 20 minuti.
Vi ho raccontato l’irraccontabile, ora faccio una cosa che stupirà persino Mike Patton. Gli do il voto.

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