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Peccare di tracotanza

Avvertenza: toglietevi dalla strada perché se Peter Griffin si perde il suo programma televisivo preferito sono guai.

I FASK sono tornati. Hanno detto basta agli equini, via alla tracotanza, o meglio ?????- quella parola su cui il prof di greco si soffermava per anni ché se non la capivamo addio.
Già dall’apertura si percepisce che la band è cresciuta, benché continui a camminare sulle strade dell’indie rock energico ed erculeo (aridaje con l’epica).
I perugini usano un po’ più di cervello in ciò che praticano, stavolta, e non risparmiano sul sangue di nessuno. Sono infatti parecchi i brani su cui veglia l’ombra della morte, della rabbia e della violenza, “Maria Antonietta” primo tra tutti.

Promossi a pieni voti in culture antiche.

Chiedere troppo e sfidare la pazienza degli dei non è roba da pisquanelli inesperti. Il mondo greco ci insegna che sono perlopiù gli eroi, negativi o positivi che siano, a combinare casini di epica portata. I Fast Animals And Slow Kids si sono buttati abbestia in una direzione che celebra le reminescenze del passato, specialmente il post-punk e l’alternative dei Mudhoney e degli Hüsker Dü.

Beccarseli all’Alcatraz in apertura ai Ministri, poi, non ha fatto che confermare l’ormai acquisita esperienza dei quattro.
Sette e mezzo!

Pro

Contro

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