Home > Recensioni > Fast & Furious 7

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È passato un anno dallo scontro tra la banda di Dominic Toretto (Vin Diesel) e il criminale mercenario Owen Shaw, ridotto in fin di vita. Deckard Shaw (Jason Statham), fratello di Owen, decide così di mettere in atto la sua personale vendetta nei confronti di Toretto e del suo gruppo.

È questo l’incipit di “Fast & Furious 7”, ultimo film di una saga iniziata 13 anni fa, che nel corso del tempo si è reinventata, diventando un tipo di intrattenimento d’azione a tutto tondo. Autore di questo cambiamento di rotta è stato il regista Justin Lin, che nei capitoli precedenti ha saputo trasformare una banda di criminali provenienti dal mondo delle corse clandestine in una infallibile squadra per missioni sempre più estreme. James Wan, regista horror qui al suo esordio nell’action, ha sostituto Justin Lin alla regia del settimo capitolo, che ha avuto una storia produttiva travagliata in seguito alla prematura scomparsa di Paul Walker. Rimaneggiato nella forma e nel contenuto, il risultato finale è esattamente quello che molti fan si aspettavano.

Fast & Furious 7” è una film dall’elevata spettacolarità, in cui, è proprio il caso di dirlo, l’acceleratore viene spinto al massimo. Il film, semplicemente, funziona, al di là della pretestuosità delle vicende, della mancanza di logica degli espedienti e dei dialoghi composti quasi esclusivamente da frasi ad effetto.

James Wan regala un ottimo ritmo alle scene d’azione con una regia molto dinamica, a cui si può imputare solo un uso sovrabbondante di slow-motion, inquadrature troppo strette nei combattimenti corpo a corpo e qualche eccesso di CGI. Malgrado ci siano più sbavature che nei due film precedenti, nei suoi 140 minuti non annoia mai. 

La storia si presenta così strabordante di situazioni e personaggi che per Kurt Russel, Jason Statham e Dwayne Johnson sono ritagliati solo piccoli spazi, ma sufficienti per far uscire tutta la loro presenza scenica.

Il resto del cast è affiatato come sempre, anche se c’è qualcosa di diverso nel modo in cui Vin Diesel affronta la parte di Dominic Toretto, una sorta di sofferenza che riesce a trasparire persino dalla sua recitazione rigida e scarna e che si manifesta chiaramente nell’ultima sequenza: un tributo a Paul Walker realmente sentito, pur nel suo eccessivo sentimentalismo. L’intero film diventa così una sorta di rituale pubblico di elaborazione del lutto, dove la “famiglia” cinematografica e quella reale si sovrappongono nella celebrazione di quest’ultima corsa insieme.

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Contro

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