Home > Recensioni > Fat Freddy’s Drop: Blackbird

Just chillin’, man

Hai presente i Fat Freddy’s Drop? No? Sul serio? Che storia. Sai, non si parla di una meteora, di un qualche fenomenuncolo nato da qualche hit da quattro soldi. Questi sono sette bestie che con i loro strumenti sanno farsi strada tra le tue costole e i tuoi polmoni per prenderti quel soffio che ti tiene in vita e strizzarlo un po’, cambiargli il ritmo, fargli saltare un paio di battiti e dargli una nuova melodia. “Blackbird” è il terzo disco di questi neozelandesi in salsa dub, e non puoi fare altro che metterti lì ad ascoltarlo e lasciarti trasportare, farti avvolgere dalle loro atmosfere da viaggio. Un po’ così West Coast, con l’Oceano Pacifico a soffiarti in faccia, un po’ Blues Brothers convertiti al reggae. Just chillin’, oh yeah.

Servendomi per un attimo dello slang giovanile che anima comunemente le mie conversazioni quotidiane, quello che i Fat Freddy’s Drop mi comunicano è solo fighezza. Cioè son fighi, cool, ditelo come volete. Sono tipi giusti, sanno quello che fanno, te la cantano e te la suonano e tu stai lì, e ti senti un po’ come loro. Hanno tutto quello che dovrebbero avere, anzi, di più. Fiati e sintetizzatori, mixati perfettamente per far viaggiare la fantasia. Possibilmente al tramonto, su una decapottabile.

Pro

Contro

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