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Semplicemente umani

È un album che divide, “FWX”, un disco che fa nascere opinioni contrastanti, un po’ come hanno fatto tutti i precedenti lavori di Matheos e compagni. A differenza di questi ultimi, però, all’ultima produzione targata Fates Warning pare mancare quella canzone di qualità indiscutibile, quel catalizzatore di consensi capace da un lato di mettere da subito tutti d’accordo, e dall’altro di permettere all’intero disco di trasformarsi in capolavoro. Era stato così per “Still Remains”, nel precedente “Disconnected”, o per “Eleventh Hour” in “Parallels”, ma non ci sembra purtroppo lo stesso oggi.
Tuttavia “FWX” è un lavoro che non mancherà di essere apprezzato da tutti seguaci della band, semplicemente perché è un gran bel lavoro, poco importa se alla fine non è quell’assoluto capolavoro che in tanti si aspettavano.
Un “Disconnected” più snello, è questo ciò che appare “FWX” di primo acchito. Poi ci si addentra con gli ascolti e si scoprono tutte le sfumature dell’ulteriore step evolutivo della musica di un gruppo che ormai da più di vent’anni spiazza ad ogni sua uscita. “FWX” ha un carattere più crudo ed essenziale, con le tastiere meno in evidenza, ma non per forza più heavy (nonostante “Simple Human” e “Stranger”), rispetto ai suoi più immediati predecessori. Poi ci sono le melodie: a tratti più facili da assimilare, arrivando, nella piacevole “Another Perfect Day” (in cui l’ugola di Ray Alder crea larga parte del valore aggiunto che offre il pezzo), a ricordarci l’attitudine di album come “Parallels”, o, forse ancor di più, “Inside Out”.
Melodie a volte più facili che non implicano però un abbandono dei momenti introspettivi, che sarebbero più rilassati se non fosse per l’inquietudine di fondo di cui sono intrisi: “River Wide Ocean Deep” è un ottimo esempio di quanto appena detto, oppure “Handful of Doubt”, quest’ultima uno dei migliori pezzi del lotto insieme alla conclusiva “Wish” – forse i due episodi che più si avvicinano a quel concetto di “catalizzatore di consensi” a cui si faceva riferimento in apertura. Non ce la fanno per poco, secondo noi, forse per la mancanza di quella carisma che ha sempre accompagnato le composizioni di Jim Matheos e i (sempre più) suoi Fates Warning. Non si riesce a capire se si sia perso davvero, magari irrimediabilmente, o se “FWX” sia rimasto semplicemente vittima dei tanti side-project che impegnano ognuno dei tre membri del gruppo (OSI, John Arch, Warlord, Engine, Redemption, ecc.) oppure della circostanza che lo vede investito della responsabilità del ruolo di ultimo album dei Fates Warning con Mark Zonder in formazione. Difficile dirlo, per ora ci rimangono le dieci canzoni che compongo un lavoro degno di tutta la vostra attenzione, nonostante si assesti su livelli qualitativi più modesti rispetto alle altre release della band.

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