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Faust’o: Let’s sing

Pineda, Alessandro Raina, Enfant Rouge, Lento, OvO. Questo la rosa di nomi che interverranno nell’edizione 2011/2012 di RassegnA:::MO, portando la loro musica nell’auditorium di Caivano (NA), tempio indiscusso per chi ho voglia di sonorità che esulano dalla triste legge del “Organizzo la serata solo se porti gente”. L’apertura della manifestazione, organizzata da DJ Bondage, è stata affidata all’intensità di Faust’o aka Fausto Rossi, voce e mente geniale che negli anni Ottanta è riuscito a svecchiare i canoni musicali in auge, in favore di una riproposizione tutta personale del concetto di New-Wave. Produttore dell’album “Lungo i Bordi” dei Massimo Volume, dopo un lungo periodo di pausa è tornato nel 2009 con “Becoming Visible” dimostrando notevole capacità nel sapersi rinnovare.
A Caivano arrivo per intervistarlo nel tardo pomeriggio, Faust’o è ancora impegnato nel sound-check. Mi gusto allora “Il lungo addio” coi suoi “Vorrei andarmene un po’ via, vorrei dirti di andar via, voglio dirti di andar via, voglio andarmene un po’ via, via”. Faust’o ha sempre parlato a cuori inquieti. Noto la sua minuzia e il suo perfezionismo nel preparare l’esibizione. Terminate le prove mi avvicino, chiedendogli l’intervista che gentilmente mi concede. “Prima devo fare una cosa però, mi aspetti”.
Mentre prendo posto vedo Faust’o che davanti agli occhi interdetti dei tecnici che avevano già preparato la strumentazione per la serata, staccare la chitarra dagli amplificatori, riporla nella sua preziosa custodia, ed esclamare “Questa non la tocca nessuno”. Chapeau.

Per prima cosa, come sta? I fan napoletani l’attendevano alla Galleria Toledo il 25 giugno ma il concerto è stato annullato per motivi di salute.
È stato un piccolo infortunio, mi sono ripreso al meglio delle mie forze

Vorrei cominciare parlando di un film che mi è capitato di vedere ultimamente. In “This Must Be The Place”, la figura del protagonista Sean Penn, ispirata anche iconograficamente a Robert Smith e Ozzy Osbourne, è una rock star in crisi che ad un certo punto si rivela affermando che durante gli anni Ottanta si scriveva musica triste perché era di moda. Lei crede fosse veramente cosi? Mi riferisco in particolare alla new-wave.

Sicuramente la new-wave ha avuto una particolare incidenza negli anni Ottanta ma credo più per la musica che per i testi. È vero che ad un certo punto la scrittura testuale si è standardizzata, ma il punto è che ciò che la new-wave ha detto, l’ha detto per come era suonata. Dopo averlo detto, si è naturalmente esaurita.

E come inquadra a livello generale gli anni Ottanta, con la sua profusione di generi?
Proprio su questa profusione bisogna riflettere. A mio avviso il genere più originale degli anni Ottanta è la dance. L’unico che ne ha preso atto è stato David Bowie, pubblicando nel 1983 “Let’s Dance”. Tutto il resto è stato un continuo e noioso riproporsi di cose già ascoltate. Io ho cominciato a suonare tra gli anni Settanta e Ottanta. La mia formazione comprende il rock e il blues. Dopo gli anni Settanta per me non si è prodotto nulla di innovativo.

Davvero lo pensa? Non ci sono eccezioni?
I Radiohead hanno fatto qualcosa innestando su un background classico musica elettronica originale e sono apprezzabili per questo.

Come si dovrebbe uscire secondo lei da questa situazione di stallo musicale?
Non di certo con questi programmi televisivi, che mi istigano davvero alla violenza, con persone prive di un’identità musicale che ripropongono ciò che di brutto si è visto.

Oggi non si produce quasi nulla di innovativo ma per paradosso tutti possono creare musica; basta un pc. Crede che le nuove tecnologie abbiano favorito questo impoverimento di cui stiamo parlando?
Io non ho pregiudizi di sorta. A Milano mi è capitato di vedere uno spettacolo musicale organizzato in percorsi visivi. Le tecnologie non sono un danno, dipendono da come si usano, qual è la loro strada.

Qual è la strada di Faust’ò invece?
Ho in programma un nuovo album e un nuovo tour che dovrebbe partire dalla primavera prossima.

La lascio andare, deve prepararsi per il concerto; non dimentichi la chitarra.
Mai.

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