Home > Recensioni > Fear Factory: Mechanize

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Come gruppo, come nome e come massa lipidica sono sempre stati massicci: il loro ritorno non passerà di certo inosservato e sotto silenzio.

Dopo anni dal patito scioglimento, rientrano nel circolo con “Mechanize” album con suoni più duri, rafforzati da Dino Cazares, dalla batteria no limits di Gene Hoglan e dalle linee vocali amichevoli e famigliari di Burton C. Bell, a cui però va riconosciuto l’invecchiamento della voce.

Atmosfere più cruente all’inizio che si modulano fino a ritornare al vecchio sound FF con qualche punto interrogativo a mo’ di spada di Damocle su alcune scelte stilistiche: infatti, sopprattutto sulla ballad, il lavoro si appesantisce inutilmente, annoiando un pò.

Dai diciamolo… chi non ama Dinone Caz(z)arone???
A lui sicuramente la paternità del suono più martellante, viste le sue band all’attivo.
E Burton? Quanto c’è mancato con la sua voce coatta e tamarra alla pari della grafica delle copertine? Dai, ammettiamolo, la voce di Burton da “Cars” non è mai cambiata ma adesso soffre di un lieve irrigidimento vocale dovuto agli anni sulle spalle.
Un album che spacca ma che al contempo non soddisfa a pieno, magari è solo questione di primi ascolti ma la sensazione di fondo di solito rivela sempre una certa veridicità.

Pro

Contro

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