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Federica Camba: La musica che sceglie te

Il sottobosco del panorama musicale nostrano spesso cela grandi autori, anche piuttosto giovani, che firmano e hanno firmato grandi successi di pop star affermate. Federica Camba è, spesso insieme al chitarrista e produttore Daniele Coro, il nome dietro a “Stupida”, “Immobile” ed “Estranei A Partire Da Ieri” interpretate da Alessandra Amoroso, “Colpo Di Fulmine” interpretata da Anna Tatangelo, “Dentro Ad Ogni Brivido” di Marco Carta, per non citare ancora Laura Pausini (chi non ricorda “Tra Te E Il Mare”?). Sottoposta al terzo grado di LoudVision, abbiamo cercato di sondare perché, dopo aver costruito su misura molti successi della musica leggera contemporanea, abbia deciso di mettersi in proprio. Le risposte saranno convincenti? Magari… Oppure? Sì!

Citiamo testualmente: “Ho cassetti pieni di scontrini [...] angoli di settimana enigmistica, perfino multe… tutti pieni delle mie parole” Qual è l’ultima multa che hai preso e che cosa ci hai scritto sopra?
L’ultima multa l’ho presa ieri e ancora non ci ho scritto. Anche perché era inzuppata dalla pioggia di Milano. Fosse stata asciutta sarebbe già tutta imbrattata dalle mie parole.

Come cantautrice, nell’approccio verso le tue creature, senti ancora il dominio della parola o riesci ad integrare in modo armonico i linguaggi che ognuna di queste forme ha saputo trasmetterti?
Quello che succede lo definirei una cosa stranissima. Io scrivo sempre col mio produttore che è Daniele Coro. Per quanto pazzesco possa sembrare, la sintonia che si è creata da subito tra noi ci ha portati a scrivere sempre parole e musica contemporaneamente. Perciò c’è proprio un rincorrersi della melodia con la parola, e della parola con la melodia; non c’è mai un elemento predominante, ed è bellissimo perché fanno proprio l’amore… E questo scrivere insieme contribuisce molto alla sincerità di una nostra canzone perché nasce in un’unica gestazione; è un getto, come se fosse la continuazione di una giornata. Per questo il nostro processo creativo è meravigliosamente sincero, molto genuino.

Il tuo curriculum ti vede impegnata a offrire il tuo talento per artisti dal nome illustre. Ti sei fatta conoscere e finalmente ora hai l’occasione di tirare fuori il tuo mondo e la tua musica. Se qualcuno fosse già affezionato a quanto hai scritto in passato, quanto e che cosa di nuovo, di più intimo, di più viscerale, di più… più può trovare in “Magari Oppure No”?
Tutto. Tutto perché col fatto che scriviamo tantissimo molte volte capita di rappresentare degli umori che non sono proprio veramente i miei, o delle cose che veramente mi rappresentino. Magari ci prendiamo la libertà di scrivere di pensieri che si sono accesi quel giorno e quelle canzoni le facciamo cantare da qualcun altro che ne condivida più profondamente di noi gli umori e le sensazioni. Le canzoni in “Magari Oppure No” sono una foto di me in questo momento; sono state loro a scegliere me, si sono auto-scelte, autoproposte per essere le mie…

Il materiale che è stato scelto per “Magari Oppure No” viene da appunti, elucubrazioni e vicissitudini personali che hai ritenuto troppo individuali per poterle prestare a qualcuno; dove hai visto il limite tra quello che potevi “prestare” e quello che doveva essere tuo a tutti i costi? cosa ti ha spinta a metterti in gioco?
Durante la scrittura già mi rendo conto se quello che sto creando è una cosa mia. Un aneddoto esemplificativo: io e Daniele di solito scriviamo una canzone e, mentre la scriviamo, la cantiamo in presa diretta, la arrangiamo e la chiudiamo tutta in un giorno. La canzone “Mi Viene Così” sono riuscita a cantarla solo in quella fase. È stata capace di colpirmi talmente tanto che quando l’abbiamo registrata per l’LP e l’abbiamo dovuta riarrangiare, non sono mai più riuscita a finirla senza che non mi prendesse il pianto. Nel disco è rimasta la voce, credo molto emozionante, del provino… E questa è la dimostrazione. Vedi, è lei (la canzone) che ti sceglie? Non puoi farci niente… è una schiavitù (sorride, N.d.R.).
[PAGEBREAK] Come hai detto, dal 2006 collabori con Daniele Coro, che appone spesso la firma in qualità di co-autore dei tuoi pezzi più famosi. Si dice sia nata una forte intesa professionale tra voi, ma come si è evoluto il vostro rapporto artistico nel momento in cui avete affrontato la scrittura di brani musicali più intimi, da interpretare “in prima persona”, per il tuo progetto solista?
Magari per me è stato un pochino più difficoltoso perché essere obiettiva su un lavoro destinato ad un esterno è una cosa; essere obiettiva su di me magari, sui miei canti, è stato più difficile, ma molto, molto più interessante. Devi essere davvero sopra le parti, uscire proprio da te e vedere cosa di te arriva agli altri. Mi è piaciuto molto farlo.

Se dovessi pensare alla tua carriera tra cinque anni, pensi di continuare con la musica per far viaggiare le tue parole o ti vedi entrare nel teatro-canzone, nella perfetta commistione tra le tre discipline che hanno marchiato la tua formazione?
Non ho la più pallida idea. Io non so domani come mi vedo. Vedi, queste passioni sono talmente grandi dentro di me e molto spesso si mischiano perché, per esempio, il teatro stesso ti serve tanto sul palco, ti serve anche per cantare bene un pezzo, per dare più significato alle parole. Perciò questi elementi sono già tutti miscelati. Per ora, il progetto più in là nel tempo che riesco a vedere è quello che avverrà fra pochissimo… non vedo l’ora di portare questo disco dal vivo! Che poi più che un progetto, è una continuazione di suoni e di sogni, perché io sto vivendo un sogno.

Il mercato musicale oggi. Tu sei una persona che entra in questo settore con età, esperienza e avendo composto canzoni che hanno venduto, sia nell’epoca in cui il cd era un prodotto ambito, sia ora che si parla di mercato digitale. Hai pensato a qualche strategia per far arrivare a più persone possibile il tuo LP, nell’era dell’iPod e di iTunes? Pensi ci sia una corretta possibilità per un’artista di stampo “indipendente” come te di entrare nel mercato attuale?
Ti fermo subito svelandoti questa cosa che è una chicca: perché, nell’epoca del digitale, io vado assolutamente controcorrente. Non ho voluto registrare “Magari Oppure No” in digitale. Pensa che tutto il disco è registrato con le bobine anni ’70, in analogico, appositamente per conservare di più il gusto del suono della chitarra, della voce. Direi che sono una che va contromano in questo momento. Sono certa che il digitale, per certi versi, aiuti moltissimo la diffusione della musica, ma mi fa per altri versi paura. È giusto, da un lato, che ci sia da parte di un artista la possibilità di scegliere come pubblicare un brano, un singolo o un disco intero. Il vero discorso dall’altro lato però è che, in parte a causa dei talent show, si è indotti a pensare che tutti possono tutto, e con il digitale la divulgazione è diventata di massa sull’onda di questo stesso leit motif. Ritengo questa una dispersione di energie. Non nego comunque gli effetti positivi: una distribuzione più democratica e accessibile è anche più meritocratica. Avranno notato in molti che, con tutto quello che c’è in giro, si fa breccia negli ascoltatori se veramente hai qualcosa di diverso da dire.

Sei cosciente del fatto che raggiungere una popolarità anche discreta possa limitare la vita in termini di privacy e aggiungere una responsabilità ad ogni pensiero tradotto in parole?
Sì, sono consapevole di questa responsabilità. Ma dico anche che è un prezzo davvero piccolo da pagare, in confronto all’affetto ed alla soddisfazione che ne ricevo. Di carattere, poi, trovo bello prendersi delle responsabilità. Faccio anche qui un esempio: in “Come Siamo In Tanti” io sentivo la necessità di parlare di questo momento storico e della solitudine che caratterizza la vita dell’individuo contemporaneo; cito il testo “cosa siamo in tanti a fare/se non sai con chi parlare/quando arriva quella volta che ti sembra di morire” perché siamo abituati alla quantità… alla moltitudine di persone che ti azzera quando cerchi di trovare solamente qualcuno a cui dire qualcosa quando stai male. Sentivo la responsabilità di parlare di questo concetto, che è partito un po’ da una serata mia di sconforto; ma che in realtà poi è una cosa veramente comune. Prova a pensare quanto stia diventando comune il fatto che molte persone chattano da sole a casa con un’altra persona che è da sola a casa, ma non sanno come si chiama il loro vicino di pianerottolo… è inquietante.

Sei arrivata indenne all’ultima domanda: la domanda One Louder. Qui si capisce se sei veramente oppure no. Dici di esserti formata a Dante e Leopardi. Ti proponiamo questa domanda:
“Quand’odo le note levarsi / di Federica Camba nell’aere / tumultuose cadon come catarsi / le note di chitarra in levare. / Tosto, ratto ‘l cor si squama / pel di lei rauco tono che brama / ghermir con mano lesta l’intimo pensiero: / “Eziandio, questo infine è lo mio sentiero!” / E poscia ch’ebbi preso diletto / prima di tornar al lavoro usato / reco meco una domanda in petto:/ per qual stoica convinzione / ad Apollo musico tu desti ragione / malgrado questi giorni funesti di supplizio / che rendon periglioso l’alto uffizio?”
Tradotto in quotidiano idioma: “perché non hai fatto semplicemente X-Factor oppure provato strade più facili?”

(Ride, NdR) Che ne so?… È la strada che ha scelto me. So sicuramente che faccio quello che non posso e non riesco ad evitare. Faccio quello che mi piace di più nella vita e mi esprimo nell’unico modo che conosco: quello di scrivere spasmodicamente ovunque e sempre. E spero di farlo al meglio.

Federica Camba si è dimostrata come la sua prova d’esordio: molto pura, diretta, senza premeditazione. Forte nel suo gusto, particolare, non per tutti ma per chi sa ascoltare. E questo suo carattere, romanticamente congiunto al rispetto assoluto dell’irrazionale impulso artistico, a noi piace.

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