Home > Recensioni > Feldmann: Imaginary Bridge
  • Feldmann: Imaginary Bridge

    Feldmann

    Loudvision:
    Lettori:

Ponte su

A volte accostare, da parte del recensore, il contenuto di un disco alla copertina è talmente pretestuoso da far venire voglia di attivare il meccanismo di autodistruzione del proprio cervello. Con i Feldmann non è così – se il libretto è un gustoso collage di foto d’epoca e immagini grafiche, un motivo c’è: il duo catanese privilegia la giustapposizione di generi. Il punto di partenza è, sì, il folk/slowcore, ma al suo fianco vengono incollati accenni di elettronica, blues, spunti quasi trip-hop.
L’azzeccata scelta estetica dei Feldmann è di ridurre strumentazione e duetti al minimo, per lasciare un immenso spazio all’interno delle canzoni. Spazi esistenziali, su cui far correre il ponte immaginario del titolo? La risposta rimane aperta, e guai ad averne una: parte del fascino dell’album è il suo mistero.

All’apparenza, “Imaginary Bridge” sembrerebbe un disco da sottofondo, uno di quelli da feste in cui non ci si diverte troppo: duetti teneri, chitarre acustiche, atmosfera. Niente di più sbagliato: la forza di “Imaginary Bridge” si trova proprio nella sua delicatezza. Non è un album “evocativo ed evanescente”, perdio, è un album bello! Volume al massimo.

Pro

Contro

Scroll To Top