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Felicità dove sei?

La felicità, oltre a essere uno degli stati d’animo più difficili da definire e classificare, è anche oggetto di un crudele paradosso: più la si cerca e meno la si trova. L’accanimento intorno alla conquista di questo sfuggevole e misterioso sentimento non può che portare a sventure e amare delusioni. Prova ne è l’ormai conclamata condizione di crisi e insoddisfazione cronica raggiunta nel ventunesimo secolo dall’americano medio dopo decenni di fede ostentata e insistita nel falso mito della felicità a tutti i costi.

Uno dei più brillanti cantori dell’infelicità nel nuovo millennio è il regista ebraico statunitense Todd Solondz. Le sue tematiche più frequentate: la famiglia e le sue disfunzioni, la crisi d’identità preadolescenziale, l’aborto, la pedofilia. Il suo registro: l’ironia e il grottesco. Autore richiestissimo dai vari film festival, che ha mosso i suoi primi passi al Sundance del 1996 con “Fuga Dalla Scuola Media”, si capisce che non sia famosissimo, soprattutto da noi, dove è uscito uno solo dei suoi film, “Happiness”, che lo portò al successo (tra virgolette) nel 1998 dopo la presentazione alla Quinzaine di Cannes. Storie di ordinario e profondo scontento, tra cui spiccava l’ottusa felicità della perfetta madre di famiglia e ignara mogliettina di uno psicologo pedofilo.

Adesso, dopo più di dieci anni e due piccoli gioielli di cinematografia indipendente e dissacrante da noi accuratamente ignorati (“Storytelling”, del 2001, e “Palindromes”, del 2004, presentati rispettivamente a Cannes e a Venezia), la nostra cattolica penisola si prepara ad accogliere per la seconda volta nelle sue sale una pellicola del geniale regista e sceneggiatore del New Jersey, forse grazie anche al premio conquistato alla Mostra del Cinema di Venezia 2009 per la miglior sceneggiatura.

Prima però, i distributori hanno pensato di stravolgere almeno il titolo: l’originale e bellissimo “Life During Wartime” (La vita in tempo di guerra) diventa così il ben più rassicurante “Perdona E Dimentica”, una scelta che sposta significativamente l’attenzione da un polo all’altro della narrazione, e fa saltare uno dei raccordi che legano il film al precedente “Happiness” rendendolo una sorta di sequel. Più o meno. Sì perché chi ha visto il film del 1998 coglierà tutta una serie di corrispondenze con “Perdona E Dimentica”, che torna sugli stessi personaggi a distanza di anni e tuttavia in modo assolutamente autonomo, visto che gli attori sono diversi, come diversa è la loro tipologia e addirittura l’etnia.

È la poetica dei palindromi, il modo di guardare alla realtà da punti di vista diversi se non opposti: pur lavorando e sperimentando sulla forma, Solondz non cambia l’approccio all’essenza ultima delle cose e delle persone, che per lui rimane sempre la stessa. I suoi adolescenti confusi e tormentati, gli adulti che sono bambini traumatizzati e mai cresciuti ci parlano dello smarrimento di un’intera società, in cui vittime e carnefici spesso si scambiano i ruoli, e dove, forse, l’unico antidoto al dolore, per sopravvivere cercando di essere un po’ meno infelici, è il perdono.

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