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Fellini in musical e tanta lingerie

Dopo il travolgente successo di “Chicago”, Rob Marshall, che viene dallo sfavillante mondo teatrale di Broadway, ha riunito attorno all’attore premio Oscar Daniel Day-Lewis alcune delle più affascinanti attrici di Hollywood, le ha strette in corpetti di seta, microabiti di Swarovski e lingerie sexy, le ha fatte esibire in trascinanti numeri musicali, aggiungendovi, si fa per dire, un paio di leggende, la sensuale Sophia Loren e la grandissima Judi Dench, e, non da ultimo, una rivelazione: Stacy Ferguson, universalmente nota come Fergie, che dimostra grande carisma e presenza scenica.

Mettete Day-Lewis nei panni che furono di Mastroianni in “8 ½”, ossia nei panni di Guido (Anselmi in Fellini, Contini per Marshall), alter ego dello stesso Fellini, che all’improvviso si ritrova alla disperata ricerca di ispirazione per il suo prossimo film, “Italia”, e si perde in tempestose relazioni con una girandola di donne bellissime, tuffandosi nei suoi desideri, sogni e ricordi. Penélope Cruz interpreta l’amante, Carla, nel ruolo che fu di Sandra Milo, Nicole Kidman è la sua musa ispiratrice, con chiaro riferimento ad Anita Ekberg, Stacy Ferguson è la Saraghina, Kate Hudson è una provocante giornalista di Vogue pazza per lo stile italiano (e per Guido Contini).

“Nine” è la trasposizione cinematografica dell’omonimo musical di successo di Broadway, che a sua volta si ispira al capolavoro di Fellini. “Non è un remake di 8 ½”, ci tiene a sottolineare in conferenza stampa il regista. Piuttosto, è un musical sul processo di lavorazione di un film, che fonde sapientemente elementi del teatro, del cinema e della musica, girato benissimo, con bellissime scenografie e coreografie che acquistano un di più di stile grazie alla macchina da presa; l’opera risulta però incapace di maneggiare la materia del regista che vuole omaggiare, la storia che nel capolavoro felliniano è una non-storia, o meglio è la storia, modernissima, di un ingorgo esistenziale, di un artista che cerca di chiarire sé a se stesso, l’intricata rete di rapporti che lo legano alla moglie, all’amante, ai produttori, la realtà in cui vive plasmata dalla sua sensibilità, con tutte le creature, vere e fantastiche, che compongono la sua personalità.

È un film americano, ed è naturale che sposti il baricentro dalla rappresentazione trasfigurata della sensibilità del protagonista, delle sue fantasie, dell’analisi spietata della società del suo tempo e dei suoi rapporti con gli altri, a… cosa? Al modello di storia per eccellenza: “l’eroe” che deve superare una serie di ostacoli e alla fine “ce la fa”, tant’e vero che il film si chiude con Daniel Day-Lewis/Guido che finalmente ha risolto i suoi casini e, tornato ad essere il più grande regista del mondo, grida: “Action!”.
A ciò, aggiungete una forte carica erotica emanata da ogni attrice.

Il film funziona però fino a quando si punta sulla spettacolarità del musical. Certo, ci sono bei numeri isolati, ma il tutto risulta abbastanza noioso: il problema è che manca una storia forte.

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