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Femminile plurale, animazione russa

Le animatrici russe Natal’ja Dabizha, Irina Margolina, Anna Shepilova e Maria Muat hanno incontrato stamattina il pubblico della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro che all’animazione russa dedica la sezione “Femminile plurale” (QUI il programma completo) a cura di Olga Strada.

IL CINEMA D’ANIMAZIONE IN RUSSIA: STILI E TENDENZE
Dabizha: Il cinema d’animazione oggi in Russia è stilisticamente molto vario, ogni autore cerca di trovare la propria originalità. Penso ad esempio ad Aleksandr Petrov che nel 1999 ha realizzato una versione di “Il vecchio e il mare” con la tecnica della pittura su vetro.
Ultimamente però ci sono molti prodotti commerciali o seriali, che usano un linguaggio più banale e codificato e spesso sottraggono il già scarso sostegno economico del governo al cinema d’autore.

L’ANIMAZIONE È UN GENERE PER BAMBINI?
Margolina: L’animazione è una tecnica straordinaria che dà la possibilità, anche con minutaggi brevi, di trasmettere una grande varietà di emozioni a spettatori di tutte le età. I nostri film contengono sempre una seconda possibilità lettura che tocca un livello più profondo, più adulto. Mi sembra poi che la mentalità di un bambino russo sia diversa da quella dei piccoli americani ed europei.
“Il riccio nella nebbia” di Yuri Norstein è orientato verso un pubblico di bambini ma è anche un’opera filosofica, molto premiata, adatta agli adulti.

L’ANIMAZIONE E IL REALE
Muat: L’animazione per me è arte pura, arte per l’arte, e permette una totale libertà delle idee. Viviamo in un’epoca complessa ed è naturale che certi aspetti del mondo reale si riflettano anche in questo tipo di cinema. Ma la nostra visione è comunque filtrata, non di rado da elementi onirici.

IL SISTEMA DEI FINANZIAMENTI E LA DISTRIBUZIONE
Shepilova
: Molti di noi lavorano anche in altri settori, in pubblicità o nell’ilustrazione, per poter sopravvivere. In Russia il sostegno statale esiste ma non è comunque sufficiente.
La distribuzione è un grosso problema, l’unico posto in cui si possono vedere questi film sono i festival e paradossalmente, proprio per questo motivo, i miei lavori sono stati visti più all’estero che in patria.

Dabizha: In molte nazioni l’animazione per bambini è sostenuta dallo Stato, mi dispiace che in Italia non sia così.
I finanziamenti pubblici su cui possiamo contare noi sono in ogni caso solo parziali e oggi con la crisi economica è difficilissimo raccogliere fondi dai privati. Restano gli studi di produzione ma non è semplice.

Margolina: Le mie “Storie del vecchio pianoforte” sono state trasmesse dal canale russo Kultura all’una e mezza di notte, così quando qualcuno mi dice ‘ho visto il tuo film’ so che soffre d’insonnia.

Shepilova: A parte rari casi l’arte si è sempre sviluppata non ‘grazie a’ ma ‘nonostante’. Evviva le difficoltà!

IN RUSSIA SONO IPOTIZZABILI DEI KOLOSSAL COME QUELLI AMERICANI?
Muat: Nel periodo sovietico si mettevano in piedi anche grosse produzioni ma mancava anche allora un’industria cinematografica vera e propria. Non abbiamo i budget, gli studi adeguatamente attrezzati e la quantità di persone necessaria per lavorare a progetti davvero grandi.

Margolina: Negli anni 30 gli animatori russi sono stati negli studi di Walt Disney, adorato da Stalin, e così abbiamo vissuto un periodo durante il quale il nostro cinema ‘copiava’ lo stile disneyano. La cultura grafica russa è però molto particolare, si discosta tantissimo da quella disneyana. Passato questo periodo di infatuazione per lo stile Disney fortunatamente sono stati prodotti film importanti come “La regina delle nevi”.

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