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  • Festa del Cinema di Roma 2017 — Addio Fottuti Musi Verdi

    Diretto da Francesco Ebbasta

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    Lettori:

Il collettivo The Jackal è stato tra i pionieri di una certa serialità su Youtube, affrontando con ironia dissacrante (e quasi mai scontata) temi e problemi, quotidiani e non, di quella fascia di età a cavallo tra giovinezza fuori tempo massimo e maturità, che si usa definire thirtysomething, mantenendo ben intatta la loro indole spiccatamente partenopea, senza ricadere nei soliti facili stereotipi che questo retaggio sembra doversi portare dietro quasi obbligatoriamente. Arriva, quindi, anche per loro il momento di rischiare, e passare al livello successivo del grande schermo. Le aspettative erano molto alte, i (non più) ragazzi ci sanno fare, e dai primi trailer si intuiva anche un interessante lavoro sull’effettistica , e quindi la volontà di riportare nel panorama italiano un po’ di sana sci-fi. Quindi è con estremo rammarico che devo, purtroppo, affermare che “Addio Fottuti Musi Verdi”, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2017, nella sezione “Alice nella Città”, non funziona come dovrebbe.

Ciro è un grafico, con numerosi titoli di studio che attestano le sue capacità, ma che, come tanti della sua generazione, non riesce a trovare un lavoro fisso, e sbarca il lunario lavorando, in condizioni di quasi schiavitù, in una friggitoria gestita da cinesi. Condivide le sue sventure con il suo amico Fabio, buffo nerd appassionato di fantascienza e schiavo a sua volta nell’azienda di famiglia, che produce (buffissimi) video per matrimoni, e Matilda, a cui Ciro non riesce a dichiarare il proprio amore. Grazie ad un concorso (e ad una serie di equivoci), Ciro riuscirà a mandare nello spazio il suo curriuculum, e ad essere “convocato” da una razza aliena iper-produttiva a cui serve un grafico (sul loro pianeta, i creativi sono tutti estinti) e che hanno dei piani in serbo per la Terra.

L’idea di affrontare il tema del precariato, in particolare il problema dei cervelli in fuga, in chiave di commedia fantascientifica, prendendo come spunto il cinema di Edgar Wright, è ottima. Il comparto tecnico è di primo livello per una produzione del genere: la CGI è incredibilmente convincente, le scene nello spazio possono competere dignitosamente  con modelli esteri con a disposizione ben altri budget. C’è inoltre un ottimo lavoro sulle scenografie, che ricordano lo stile pop minimale di “Guida Intergalattica per Autostoppisti”, con un utilizzo molto simile anche del make up prostetico (con le dovute differenze per limite di budget). Fin qui tutto bene, ma dove il film crolla inesorabilmente è sul piano della scrittura.

Sembra che, con il passaggio al grande schermo, i Jackal abbiano voluto semplificare i toni per raggiungere una fetta di pubblico più ampia possibile (scopo non disprezzabile, per carità), ricadendo spesso in una comicità da stereotipo di grana grossa, che nella loro carriera sul web hanno sempre scansato con eleganza. Ciro Priello si fa prendere la mano, fornendo una prova eccessivamente sopra le righe (nonostante il tono grottesco della vicenda) ed urlata, che risulta spesso fastidiosa, e che costringe i suoi comprimari a stargli dietro facendo spesso sfociare il tutto in un guazzabuglio cacofonico. I gag, seppur a volte interessanti, vengono spesso affossati da un eccesso o un’assenza totale di ritmo (si chiamano tempi comici, e vanno rispettati). Qualche cammeo particolarmente indovinato (specialmente uno, fondamentale per la risoluzione dei fatti), e gli ultimi venti minuti, dove l’azione prende il sopravvento, riescono a risollevare parzialmente un prodotto che, comunque ha l’amaro sapore della grande occasione mancata.

Pro

Contro

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