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Festa del Cinema di Roma 2017 | Ian McKellen

Ian McKellen è alla Festa del Cinema di Roma 2017 per uno degli Incontri Ravvicinati col pubblico e per presentare in anteprima “McKellen: Playing the Part” del giovane regista Joe Stephenson, un documentario dedicato alla sua vita e alla sua carriera, dagli esordi in teatro ai grandi successi cinematografici di “Il Signore degli Anelli” e “X-Men”. Stephenson utilizza lunghe interviste al protagonista, materiali d’archivio video-fotografici, e ricostruisce alcuni momenti della giovinezza di McKellen con degli inserti di fiction di cui si poteva fare serenamente a meno, perché sei hai lui in persona davanti alla macchina da presa non c’è davvero bisogno di altro.

“Ho dovuto parlare di me stesso per giorni – ha raccontato l’attore in conferenza stampa – Terribile. Penso di essere la persona meno interessante del mondo e credo che questo imbarazzo si percepisca vedendo il film”. Ma non è assolutamente vero: le parti migliori di “Playing the Part” sono proprio quelle in cui l’attore, in primo piano sullo schermo, racconta con semplicità le proprie sensazioni, i propri pensieri, il rapporto con la recitazione e il pubblico.

E in questo senso il film tocca vari punti interessanti: la compagnia teatrale che diventa quasi una famiglia, intesa come gruppo di persone, di amici, intimamente connesso; la funzione sociale dell’attore; la dimensione pubblica e privata dell’omosessualità.

“Da quando ho fatto coming out la mia vita è migliorata sotto tutti i punti di vista – racconta McKellen – incluso quello della recitazione, perché ho acquisito maggiore fiducia in me stesso. In passato, per me recitare significava nascondermi, mascherarmi, diventare qualcosa di diverso. Oggi, dopo il coming out, la recitazione è rivelazione. E ciò che recitare mi ha rivelato è che siamo tutti capaci di ogni cosa: commettere un omicidio, innamorarci, essere crudeli, essere buoni”.

In “Playing the Part” ascoltiamo Ian McKellen discutere con acume e precisione dei testi di Shakespeare e della rappresentazione fumettistica di Magneto, delle esperienze sul palcoscenico a fianco di Judi Dench e di quelle con nani e hobbit nei panni di Gandalf: “Per quanto riguarda la distanza tra la recitazione teatrale e quella cinematografica, non c’è differenza nel rapporto che, come attore, costruisci con il personaggio. Recitare è sempre un’attitudine mentale. Anche interagire con il green screen non è poi così strano: del resto quando si gira un film è sempre tutto finto, non ha niente a che vedere con la vita reale”.

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