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Festa del Cinema di Roma 2017 | Jake Gyllenhaal | Stronger

Quando alla Festa del Cinema di Roma 2017 Jake Gyllenhaal entra in sala per la conferenza stampa di “Stronger” (qui la recensione) in compagnia di Jeff Bauman, capiamo subito che l’attore è stato bravissimo: non per la somiglianza fisica, del tutto ininfluente, ma perché la dolcezza di Bauman è la stessa che abbiamo visto nel film sul volto di Gyllenhaal, chiamato a portare sullo schermo la vera storia del ragazzo che perse le gambe nell’attentato alla maratona di Boston nel 2013.

E a questo proposito Bauman fa su Gyllenhaal una riflessione molto bella: «Jake ha fatto un ottimo lavoro, e non solo dal punto di vista fisico. È riuscito a cogliere aspetti di me di cui io non gli ho neanche parlato, deve averli semplicemente letti sul mio volto».

Jake Gyllenhaal, che di “Stronger” è anche produttore, racconta di essere stato colpito dall’ironia presente nella sceneggiatura che John Pollono ha tratto dal racconto biografico dello stesso Bauman: «Ero appena a pagina quattro e già ridevo».

Al primo incontro con Bauman, l’attore era intimorito: «Temevo che non sarei stato in grado di interpretare Jeff, poi mi sono trovato davanti la persona più carina e gentile del mondo, e ho capito che avrei avuto molto da imparare. Alla fine siamo anche diventati amici. “Stronger” è una storia di lotta, resilienza, dolore, una storia in cui il superamento dei propri limiti sta nell’assunzione di responsabilità nei confronti degli altri. L’eroismo sta nelle piccole cose, e soprattutto nelle relazione importanti che riusciamo a instaurare con chi ci sta vicino».

«Nella vita dobbiamo affrontare ogni genere di trauma e io non mi vedo affatto come un eroe — continua Bauman — Per me sia il libro (uscirà anche in Italia, ndr) che il film sono modi per mostrare che è possibile andare avanti, uscire dall’isolamento nel quale il dolore ci fa sprofondare».

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