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Festa del Cinema di Roma 2017 — L’apertura

Ancora una volta l’Auditorium “Parco della Musica” diventa la casa del cinema per una decina di giorni, ed apre i battenti alla 12ma edizione della Festa di Roma, una manifestazione che comincia ad avere una sua storia nonostante i tanti cambi di direzione e progetto culturale nel corso degli anni, che hanno fatalmente ritardato l’acquisizione di un’identità precisa e riconoscibile. La festa veltroniana degli esordi, pensata per avvicinare la Settima Arte al pubblico più che ai cinefili di stretta osservanza e agli addetti ai lavori, ha ora ripreso la denominazione originale sotto la guida di Antonio Monda (al terzo anno di direzione e fresco di rinnovo per un altro triennio); nel triennio precedente, 2012-2014, la festa era diventata un festival internazionale attrattore di grande cinema da ogni parte del mondo, grazie alla mai abbastanza rimpianta direzione di Marco Müller. 

La nuova edizione si fa forte di una Selezione Ufficiale “monstre” di cinquanta titoli, contenente ogni cosa e il suo contrario, grandi film americani già passati in altri festival internazionali e scommesse in anteprima mondiale di cui bisognerà testare la validità, opere già ampiamente presenti nel chiacchiericcio cinefilo furbescamente accorpate nella sezione “Tutti ne parlano” (“The Party” di Sally Potter, “Promised Land” di Eugene Jarecki“Hostages” di Rezo Gigineishvili, per fare solo i nomi più illustri), ed eventi speciali come “Mazinga Z Infinity”, il nuovo film di Paolo Genovese “The Place” e un lungo documentario di Susan Lacy dedicato a sua maestà Steven Spielberg.

I grandi nomi della selezione sono grandi per davvero: Kathryn Bigelow con il suo “Detroit”, comunque in sala negli Usa già dalla scorsa estate, “Stronger” di David Gordon Green, biopic con Jake Gyllenhaal, “Logan Lucky”, il ritorno al cinema di Steven Soderbergh con cast all-star (Channing Tatum, Adam Driver, Daniel Craig) e, il più atteso da chi vi parla, “Last Flag Flying” di Richard Linklater, malinconico road movie con il terzetto d’eccezione Steve Carell, Bryan Cranston, Lawrence Fishburne.

Molto atteso anche “Borg McEnroe” di Janus Metz, con i due grandi tennisti protagonisti di una storica rivalità interpretati da Sverrir Gudnason e Shia LaBeouf.

Segnaliamo anche qualche documentario: “Trouble No More” di Jennifer Lebeau mostra a analizza gli show dal vivo di Bob Dylan del periodo ’79/’80, quello della sua conversione al cristianesimo e degli album “Slow Train Coming” e “Shot of Love” passando per “Saved”; “Ferrari: Race to Immortality” di Daryl Goodrich racconta la vita del grande Drake Enzo, creatore della scuderia rossa ancora oggi amatissima e tra le protagoniste del Campionato di Formula Uno; tanta curiosità anche per “Scotty and the Secret History of Hollywood” di Matt Tyrnauer, che analizza la figura del “viveur” Scotty Bowers, protagonista di tanti scandali sessuali nella Hollywood dell’età d’oro.

Presente come sempre la sezione “Alice nella città”, parallela e competitiva, dedicata al cinema per ragazzi. Segnaliamo velocemente “The Breadwinner” di Nora Tworney, delicato cartoon europeo prodotto (anche) da Angelina Jolie, protagonista una coraggiosa bambina nell’Afghanistan retto dai talebani appena prima dell’attacco Usa post 11 settembre; “Tomorrow and Thereafter” di Noemie Lvovsky, film d’apertura dell’ultimo Festival di Locarno e due film italiani molto attesi, entrambi con gruppi autoriali provenienti dal web. I Jackal esordiscono al lungometraggio con “Addio fottuti musi verdi”, mentre il Terzo segreto di satira presenterà “Si muore tutti democristiani”. In una rassegna povera di prodotti nazionali, la sezione “Panorama Italia” di Alice regala visibilità con prodotti di vario formato a giovani autori italiani, speriamo non rappresenti una riserva indiana povera di contenuti.

Per chi invece vuole vedere e rivedere il cinema classico su grande schermo, le sezioni dedicate ai mestieri del cinema italiano e ai film preferiti dai selezionatori (prevalentemente musical) offriranno grande spettacolo garantito e a ingresso gratuito, che non guasta. Qualche titolo? “West Side Story”, “Hair”, “Cappello a cilindro”, “Sette spose per sette fratelli”, capolavori intramontabili e universali.

In definitiva il costoso carrozzone messo su da Monda e dalla presidente della Fondazione Cinema per Roma Piera Detassis presenta più di un motivo d’interesse, ma il ritardo con cui si presentano in pompa magna opere già passate altrove e rintracciabili da mesi sulla rete in forma illegale farebbe desiderare un profilo più basso e più metropolitano, per andare incontro alla volubilità di un pubblico cittadino sempre più restìo agli spostamenti e che non ama l’Auditorium di Renzo Piano, da sempre protagonista di un rapporto complicato con i suoi avventori. Non vorremmo che la direzione Monda fosse perfetta per organizzare gli incontri tra pubblico e artisti, unico format riconoscibile di questo Festival/festa, ma poco attenta alla ricerca e alla valorizzazione del cinema non mainstream. C’è tantissimo cinema sudamericano, ad esempio, per lo più di nomi sconosciuti anche agli addetti ai lavori; per relazionarvi sulla qualità di queste proposte, seguiteci giorno dopo giorno.

P.S. La Festa è stata inaugurata da “Hostiles” di Scott Cooper e “Una questione privata” dei fratelli Taviani. Potete già leggere, per questi due film, le recensioni appositamente dedicate su LoudVision.

 

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