Home > Recensioni > Alice nella Città — “Please Stand By”

Il regista polacco naturalizzato australiano Ben Lewin (già autore di “The Sessions – Gli incontri“) è arrivato alla Festa del Cinema di Roma per presentare il suo ultimo film, “Please Stand By“, insieme alla protagonista Dakota Fanning e ai produttori Lara Alameddine e Daniel Dubiecki.

Nel film la protagonista Wendy (Dakota Fanning) è una ragazza autistica tenuta in cura presso la dottoressa Scottie (Toni Collette), che riesce a gestire la sua condizione solo tramite citazioni e narrazioni tratte dalla serie televisiva “Star Trek“, di cui Wendy è appassionata e esperta. Quando la Paramount Pictures indice un concorso per aspiranti sceneggiatori della serie, Wendy riesce a scrivere un copione di oltre 400 pagine che vuole consegnare agli studios di Los Angeles. Dopo un litigio con la sorella, Wendy perde l’occasione di spedire il suo copione in tempo utile, così si decide a raggiungere Los Angeles da sola, fuggendo dalla casa di cura.

“Please Stand By” (“per favore, calma”, il mantra mutuato dal gergo tecnico di “Star Trek” che Wendy usa quando ha i suoi episodi di panico) è una storia motivazionale raccontata attraverso come road movie, un classico della narrazione per ragazzi che ad “Alice nella Città” trova sempre il suo spazio e la giusta celebrazione. In questo caso però il viaggio è talmente convenzionale (persino per una ragazza con una disabilità: un viaggio in autobus) da dover innestare a forza una serie di imprevisti, se non improbabili sicuramente innocui. Nessuna vera sensazione di avventura né di scoperta, solo rapidi incontri con gente a caso.

Il film ha almeno il merito di non consolarsi troppo nel raccontare il personaggio di Wendy, proponendo tratti distintivi della sua personalità non offuscati dalla sua condizione di autismo. Così lo ha descritto Dakota Fanning alla conferenza stampa qui a Roma: “Tutto considerato Wendy è un piccolo personaggio. Vediamo le difficoltà che influenzano la sua vita, ma anche come cerca di spingersi oltre i suoi limiti per superarle. Vediamo il suo amore per “Star Trek”, per la scrittura, la sua decisione di raggiungere Los Angeles da sola per consegnare la sua sceneggiatura. Non la conosciamo solo per l’autismo e la sceneggiatura del film è così ben scritta che mi ha dato tanti elementi per interpretarla”.

Se pure la collocazione della protagonista nello spettro autistico non basti a definirla, nemmeno può essere ignorata; è merito dell’autore della sceneggiatura Michael Golamco, dichiaratamente fanatico della serie fantascientifica creata nel 1966 da Gene Roddenberry, se questa viene sfruttata per illustrare in chiave allegorica la disabilità di Wendy. “Non possiamo certo dirci particolarmente esperti”, ammette il regista Ben Lewin, “ma la cosa affascinante al riguardo è stata scoprire il legame fra questa serie e le persone nello spettro autistico, e capire che Spock rappresenta il primo eroe autistico, che non sa gestire le emozione. Se conosci la comunità autistica capisci quanto profondamente possano essere legati a questa serie, alla sensazione che tutti gli altri siano alieni, che non capiscono quello che siamo”.

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