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  • Festa del Cinema 2019 | Mystify: Michael Hutchence

    Diretto da Richard Lowenstein

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Dopo “Pavarotti”, qui alla Festa del Cinema di Roma 2019, arriva un altro documentario su una icona della musica pop, con un approccio esattamente opposto a quello di Ron Howard. Tanto “Pavarotti” è patinato, indulgente e rassicurante, cosi “Mystify: Michael Hutchence” è rude, spietatamente sincero, e destabilizzante nel trattare la tormentata figura del front man degli INXS. Figura che forse oggi si tende a dimenticare, ma che, a cavallo tra gli anni ’80 e i 90′, è stato sex symbol e idolo di folle oceaniche. La sua incredibile storia, che, come tutte le storie del rock n’roll, assume la forma di una parabola discendente, ci viene raccontata con estrema perizia da Richard Lowenstein.

Non sentivamo parlare di Lowerstein, qui in Italia, dall’ormai lontano 2001, anno in cui usci “E mori con un felafel in mano”, pellicola che nel corso degli anni ha meritatamente assunto lo status di cult movie generazionale. Chi ha visto quel film, quindi, sa perfettamente quanto la musica sia una componente fondamentale per il regista australiano (nel corso degli anni, ha girato molti documentari sulla scena musicale post punk del suo paese). Considerano poi che Lowerstein è legato da una forte amicizia personale ad Hutchence e tutte le persone che hanno in qualche modo fatto parte della sua vita, e che quindi dispone di materiale audio e video rarissimo ed inedito, si può tranquillamente affermare non soltanto che questo sia il documentario definitivo sugli INXS, ma che questa pellicola possa essere considerata come un compendio su come debba essere portata su pellicola la vita di una rock star.

Già, perché nella parabola di Michael Hutchence, si possono identificare tutti i topoi che caratterizzano questo tipo di racconto: ragazzo timido ed introverso, bello come una divinità greca e pieno di talento e curiosità trova modo d’esprimersi grazie alla musica, il successo arrivato (troppo) in fretta, gli onori, gli eccessi, gli amori lancinanti, il confronto con la celebrità, l’autodistruzione, la morte. Tutto ciò, affidato esclusivamente a footage originali, a cui fanno da contrappunto le sole voci delle persone coinvolte nelle vicende artistiche e personali di Hutchence. L’unico a parlare guardando direttamente in camera, è solo Michael: ci guarda negli occhi, e ricambiare quello sguardo, in alcuni momenti, è davvero doloroso

La musica degli INXS – geniale punto d’incontro tra il synth pop che scalava le classifiche dell’epoca e le ritmiche post-punk dei Talking Heads più funky – è sempre presente, sia nelle immagini che ritraggono le travolgenti esibizioni dal vivo (che testimoniano l’enorme carisma e l’incredibile talento vocale di Hutchence), sia ad accompagnare quasi costantemente il racconto. Ma non ci si aspetti molto dal punto di vista dell’analisi tecnica,  delle fasi di composizione o di registrazione della band: qui sono le vicende personali di Michael Hutchence ad essere scandagliate con dovizia di particolari.

Davvero sorprendente la quantità e la qualità di materiale raccolto da Lowenstein. Un esempio su tutti, alcuni filmini privati girati da Kylie Minogue – con la quale Michael ha condiviso un’intensa storia d’amore – che ritraggono la coppia in viaggio sull’Orient Express, o aggirarsi per le strade di Venezia. La Minogue dice di lui «è un essere sensuale, estremamente curioso, a cui piace rapportarsi con il mondo tramite la scoperta di piaceri sempre nuovi».

Ad un certo punto della sua vita, ad Hutchence capiterà un incidente, che gli farà perdere i sensi del gusto e dell’olfatto (pare che questa cosa non fosse mai trapelata prima). Quindi, come potrebbe reagire la persona descritta dalle parole della Minogue, se dovesse perdere gli strumenti che lo connettono ai piaceri del mondo esterno? Questo lo lascio scoprire a voi. Ma siete avvertiti, sarà doloroso.

 

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