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Festa del Cinema di Roma 2015 — Guy Édoin e Monica Bellucci presentano Ville-Marie

Monica Bellucci in trasferta canadese: l’attrice italiana è la protagonista di “Ville-Marie“, il dramma diretto da Guy Édoin presentato oggi in Selezione Ufficiale alla Festa del Cinema di Roma 2015 (qui la recensione).

Tra un paio di settimane vedremo Monica Bellucci al cinema in “SPECTRE” di Sam Mendes, il 24 esimo film dedicato alle avventure di James Bond, e nel corso dell’anno è stata impegnata anche con le riprese di “On the Milky Road” di Emir Kusturica: «abbiamo girato per sei mesi, ora mi riposerò un po’», dice l’attrice all’incontro con la stampa qui alla Festa del Cinema.

In “Ville-Marie” Monica Bellucci interpreta un’attrice europea, Sophier Bernard, che si trova a Montréal per girare un film e cercare di riallacciare i rapporti con il figlio Thomas (Aliocha Schneider), che non ha mai conosciuto suo padre. Parallelamente, Édoin racconta le storie dell’infermiera Marie (Pascale Bussières) e del paramedico Pierre (Patrick Hivon), che lavorano all’ospedale Ville-Marie.

«La lettura del copione — racconta Monica Bellucci — mi ha molto emozionata: quattro vite che si incrociano nella stesso luogo. Il mio è un ruolo così ben scritto e ricco di sfumature da incutermi un po’ di timore. Amo molto lo stile di Guy e in particolare il modo semplice e naturale con cui dirige gli attori.

Sophie, il personaggio interpretato dalla Bellucci in “Ville-Marie”, ha un rapporto difficile con il figlio: «Sono madre di due figlie femmine — commenta l’attrice — e credo sia un’esperienza diversa rispetto all’essere madre di un maschio. Ho parlato con delle mie amiche che hanno figli maschi della stessa età di Thomas nel film (una ventina, ndr) e mi hanno confidato come non ci sia niente di più brutto di un figlio che ti dice cose cattive” e “nessun uomo mi ha fatto soffrire come mio figlio”».

Ma vita e cinema restano comunque due mondi distinti: «Sono un’attrice e sono una donna, tra me e Sophie ci sono delle similitudini, certo, ma non sono io. Per un’attrice è interessante proprio poter interpretare una realtà diversa. Ho degli amici figli di attori, e sono tutte persone che hanno sofferto. Spero di non commettere anch’io questi errori, e mi auguro che le mie figlie mi vedano sempre come madre e non come attrice».

Se c’è Monica Bellucci in sala, una domanda sulla bellezza spunta sempre: «La bellezza è un dono che ci è stato dato, non qualcosa di cui essere fieri. Invece la ricerca personale ci riguarda tutti, e io la porto avanti attraverso il mio lavoro. Perdere la bellezza della gioventù mi farà forse acquistare un tipo di bellezza diverso che potrò infondere nei miei ruoli».

Con Guy Édoin si torna a parlare del film, e in particolare del titolo: «”Ville Marie” non è solo l’ospedale, si riferisce anche al primo nome che i francesi hanno datto a Montréal: mi sembrava bello suggerire questa idea di villa-madre, pensando a Maria come la madre di tutte le madri, che rimanda ai vari personaggi. Attraverso incontri fortuiti e aleatori i protagonisti giungono a una catarsi positiva».

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