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Festa del Cinema di Roma 2015 — James Vanderbilt presenta Truth

La decima edizione della Festa del Cinema di Roma (16 – 24 ottobre 2015) si apre oggi con “Truth“, il film dedicato dall’esordiente James Vanderbiltqui la nostra recensione da Toronto — al cosiddetto Rathergate, la vicenda che nel 2004 ha portato alle dimissioni il popolarissimo anchorman della CBS Dan Rather e al licenziamento Mary Mapes, produttrice del programma 60 Minutes.

Motivo dello scandalo? Il team di Mapes aveva mandato in onda un servizio sui presunti favoristismi che avrebbero evitato al giovane George W. Bush di prestare servizio militare in Vietnam ripiegando sulla meno rischiosa Guardia Nazionale. L’autenticità dei documenti su cui si basava il servizio è stata però in seguito messa in discussione, screditando così gravemente il lavoro dei giornalisti coinvolti.

James Vanderbilt sceglie un argomento molto interessante (il giornalismo e il suo valore nella società contemporanea – peraltro già affrontato, con successo, come sceneggiatore per “Zodiac” di David Fincher), una struttura narrativa semplice ma efficace nella sua chiarezza espositiva, e soprattutto due attori pressoché perfetti: Cate Blanchett e Robert Redford danno carne, magnetismo e forza dialettica a due figure (Rather in particolare è un’icona agli occhi del pubblico americano) che con interpreti più scialbi avrebbero rischiato di appiattirsi sulla banale celebrazione.

Così quando James Vanderbilt descrive l’intreccio di “Truth” come shakespeariano, e i produttori ne parlano come di un cautionary tale, i paragoni ci sembrano un po’ troppo alti ma comunque pertinenti.

Qui a Roma, purtroppo, Cate Blanchett e Robert Redford non sono presenti, ma l’incontro con James Vanderbilt è stato piacevole e ricco di spunti. E riguardo al lavoro come sempre impressionante compiuto dalla Blanchett sul suo personaggio, Vanderbilt dice semplicemente: «she works her ass off», è una che si fa il cu*o, e che subito dopo aver vinto il suo secondo Oscar con “Blue Jasmine” di Woody Allen, ha scelto di prendere parte al film di un esordiente».

James Vanderbilt discute il senso e la genesi del progetto

Il giornalismo mi affascina. Conoscevo naturalmente la vicenda Rathergate da cittadino ma me ne sono interessato da un punto di vista specificamente cinematografico dopo aver letto il libro di Mary Mapes (“Truth and Duty: The Press, the President and the Privilege of Power”, ndr). È una donna straordinaria.

Il giornalismo oggi

“Truth” racconta il mondo dell’informazione in un momento di profondo cambiamento: io sono cresciuto con la voce di Dan Rather e di pochi, eccezionali anchorman come lui. Oggi le voci dalle quali ci informiamo ogni giorno sono centinaia, il che non vuol dire che sia meglio o peggio – è solo diverso. Il giornalismo lento che vediamo nel film, quello che può permettersi di costruire una notizia per cinque giorni, non esiste più. E mi sembrava interessante raccontare questo passaggio. Quella del giornalista è una professione molto importante che tiene in salute la società, può sembrare un cliché ma “fare le domande”, come sottolinea Mary, è ancora oggi fondamentale.

La molteplicità dei punti di vista

Quando scrivi un film hai bisogno di un punto di vista da seguire: in questo caso ce n’erano tanti e, anche se sono partito dal libro di Mary, ho voluto ascoltarne il più possibile. Ho parlato a lungo con lei, con Dan, con i loro colleghi, e anche con persone che non hanno voluto rilasciarmi dichiarazioni in modo ufficiale. Alla fine, però, deve essere il pubblico a trovare il proprio punto di vista e a decidere liberamente in chi credere.

La vicenda reale

Non abbiamo inventato nulla, anche i dettagli che sembrano cose da film sono reali: penso al racconto dell’infanzia di Mary, o al rapporto che la lega a Dan… Tutto ciò che vedete nel film è ben documentato, anche se naturalmente abbiamo drammatizzato il materiale di partenza per farne venir fuori la parte emotiva. Il nostro scopo non era certo girare un documentario. E ci aspettavamo anche le critiche, non era possibile realizzare un film sul Rathergate in grado di accontentare tutti. I miei protagonisti sono esseri umani, gente che vorrebbe fare bene il proprio lavoro. Ma a volte è difficile, o addirittura impossibile.

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