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Festa del Cinema di Roma 2015 – Incontro con Joel Coen e Frances McDormand

Due artisti straordinari, due dispensatori di emozioni davanti e dietro la macchina da presa, ma anche una coppia che sta insieme da più di trent’anni, rappresentando quasi un “unicum” tra le unioni del mondo dello spettacolo: tutto questo e molto altro sono Joel Coen e Frances McDormand, protagonisti del primo incontro con il pubblico qui alla Festa del Cinema di Roma 2015. Un incontro focalizzato sul tema delle coppie “artistiche”, tanto per restringere il campo d’indagine rispetto alla miriade di cose che si potrebbero chiedere ad un regista e ad un’attrice che hanno spesso lavorato insieme, e sempre con risultati eccellenti. L’incontro con la stampa, che ha preceduto quello con il pubblico, ha preso le mosse dal tema dato, lanciato dal direttore Antonio Monda, alla prima uscita “pubblica” come nuovo direttore della Festa, per poi sfiorare anche il nuovo film dei fratelli Coen in uscita a febbraio, “Hail Caesar!“, con Joel che, pur di malavoglia, ha speso qualche parola in merito. A questo punto, non possiamo far altro che lasciare la parola a Joel e Frances.

Come vi siete conosciuti?

Joel: In una sala conferenze a New York quando eravamo impegnati nel casting per il nostro esordio nel lungometraggio, “Blood Simple”. Lei si presentò molto tardi, quando ormai eravamo convinti di non riuscire a trovare lì quello che stavamo cercando. Avevamo pensato a Holly Hunter, inizialmente, ma lei aveva impegni teatrali e non poteva, però ci ha suggerito di provinare la sua compagna di stanza, e si trattava di Frances….

Frances: Avevo un impegno per quel pomeriggio, dovevo presentarmi alle 14, ma sono arrivata alle 16. Forse sono stata scelta proprio per questo…

Joel: No, semplicemente perché eri brava…

Per Joel, quando fa interpretare un film a sua moglie, scrive direttamente il personaggio pensando a lei?

A parte il primo film, come abbiamo appena detto, devo dire di sì, cuciamo sempre addosso a lei un personaggio che riteniamo possa interpretare meglio di altre. Lo facciamo anche con altri attori, visto che ormai sono alte le probabilità di avere nei film gli interpreti che vogliamo.

Ci raccontate qualcosa del periodo in cui convivevate nella stessa cosa, a Los Angeles, con altri artisti e amici del calibro di Sam Raimi e Holly Hunter?

Frances: Si è molto favoleggiato su questa casa, ma in realtà abitavamo tutti lì semplicemente perché non eravamo ricchi e non potevamo permetterci una casa tutta nostra. A un certo punto arrivò a stare con noi, oltre a quelli da lei nominati, anche Kathy Bates insieme al compagno di allora.

Ci sono dei segreti nel vostro rapporto? Qual è la principale causa della longevità della vostra unione?

Joel, visibilmente imbarazzato: Invoco il quinto emendamento e faccio rispondere mia moglie…

Frances: Siamo completamente autonomi dal punto di vista professionale, ma quando ci vediamo abbiamo tante cose delle quali parlare, e questo aiuta. Siamo insieme ormai da trent’anni, che dividerei in due tronconi: nei primi dieci abbiamo lavorato molto insieme, nei venti successivi abbiamo cercato di essere soprattutto dei buoni genitori.

Avete accettato subito l’invito della Festa di Roma? Quanto tempo c’avete messo per decidervi?

Joel: Ci ha convinti Antonio (Monda n.d.r.), abbiamo dato subito il nostro assensosenza alcun problema.

Frances: Poi tra un po’ è il suo compleanno, niente di meglio di un viaggetto a Roma per festeggiare…

Vi è mai capitato di essere gelosi dell’altro, specie per Joel quando vede Frances vicino a grandi attori e begli uomini, come Sean Penn nel film del nostro PaoloSorrentino (This Must be the Place n.d.r.)?

Joel: Domanda interessante, ma fatta evidentemente da chi non conosce molto come si fa il cinema (stilettata al collega, che un po’ se la merita n.d.r.). E’ un lavoro, non c’è gelosia sul lavoro, il nostro compito da cineasti è quello di rendere credibili i vari rapporti umani che scegliamo di scatenare sullo schermo. Questo mestiere rappresenta una sfida continua, ma il problema della gelosia non è di sicuro il principale. Il problema più grande, invece, è che è un lavoro che ci tiene entrambi lontani da casa per lunghi periodi.

Frances: Per me nei suoi confronti non c’è gelosia, semmai invidia. Il lavoro che fa lui è autogenerante, lui decide quando far partire un progetto e quando mettersi in caccia dei finanziamenti per realizzarlo, noi attori invece aspettimao semplicemente che il telefono squilli.

Qual è il vostro rapporto con la Tv e con la “new wave” delle serie che hanno ormai monopolizzato l’attenzione degli spettatori, anche quelli prettamente cinematografici?

Joel: Io e mio fratello lavoriamo nel mondo dell’audiovisivo, e di questo mondo fanno parte i film, i corti, le serie Tv. Noi crediamo di essere bravi nel raccontare delle storie attraverso l’utilizzo del mezzo cinematografico, in un’ora e mezza di tempo. Non ho niente contro la Tv, anche se non la guardo, ma ritengo che questa corsa al rimpicciolimento del formato (sala, Tv, tablet, smartphone, schermo sempre più piccolo) contribuisca al peggioramento dell’esperienza spettatoriale. la domanda dovrebbe essere “Lei è interessato a guardare Lawrence d’Arabia su un cellulare?”, e la mia risposta è un categorico NO!

Frances: Io la penso in materia in maniera diametralmente opposta. Il nuovo mondo della Tv ha contribuito a far sì che ci fosse più lavoro per tutti, specie per le attrici, dei contratti più stabili e duraturi, grazie ai quali poter progettare meglio il futuro. Faccio l’esempio che conosco meglio, quello di “Olive Kitteridge”: avere quattro ore di tempo per raccontare questa storia ci ha permesso di ampliare i personaggi. Abbiamo girato anche in pellicola, avevamo un direttore della fotografia che veniva dal cinema, abbiamo fatto un film di quattro ore, è un’opportunità: non bisogna mai fare discorsi incentrati sul mezzo, ma sempre sull’uso che se ne fa.

Joel: Posso anche contraddirmi subito, e ammettere che mi sono formato davanti a una Tv in bianco e nero, ho visto centinaia di film su quell’apparecchio, i primi della mia vita, e nella mia memoria queste sono esperienze assolutamente paragonabili a quelle in sala. Ma ero anche molto più giovane …

Infine Joel chiude dedicando due parole al nuovoHail, Caesar!“: “E’ un film che guarda al passato e al modo di fare cinema del passato, parla di uno studio hollywoodiano nel 1951 e di come si producevano i film a quei tempi”

 

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