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Festa del Cinema di Roma 2015 — Todd Haynes presenta Carol

Dopo l’anteprima mondiale al Festival di Cannes, lo scorso maggio (qui la nostra recensione), Todd Haynes oggi finalmente presenta “Carol” in Italia alla Festa del Cinema di Roma 2015. Il regista americano è qui anche per un incontro aperto al pubblico che si tiene nel tardo pomeriggio al Teatro Studio nell’ambito degli Incontri Ravvicinati proposti da questa edizione.

“Carol” è tratto da un romanzo giovanile di Patricia Highsmith, “The Price of Salt” (l’adattamento è a cura di Phyllis Nagy), che racconta la storia d’amore tra la giovane Therese Belivet (Rooney Mara) e la più matura Carol Aird (Cate Blanchett), che si incontrano per caso nella New York dei primi anni ’50.

«Il libro è stato scritto dall’autrice alla fine degli anni 40 – esordisce Haynes – subito dopo “Strangers on a Train” i cui diritti cinematografici vennero acquistati da Alfred Hitchcock (per “L’altro uomo”, ndr). All’inizio Highsmith faticò a trovare un editore e pubblicò “The Price of Salt” usando lo pseudonimo di Claire Morgan. Il romanzo rimase così nel circuito delle letture underground a tematica lesbica per diversi anni. In più “The Price of Salt”, in seguito ripubblicato proprio con il titolo “Carol”, è l’unico libro di Patricia Highsmith che non racconta una crime story e prende piuttosto ispirazione dalla sue esperienze personali. Vedo “The Price of Salt” come una storia d’amore dal valore eterno, che prescinde dal genere e dall’orientamento sessuale. Ed è proprio questo aspetto che mi ha colpito quando ho letto per la prima volta questo bellissimo romanzo».

“Carol” riporta Todd Haynes agli anni 50, già messi in scena con “Far from Heaven – Lontano dal Paradiso”, anche se, dice il regista, «sono due film molto diversi, girati con stili altrettanto diversi, e ambientati in diversi periodi del decennio. In questo senso, credo che “Carol” sia più legato all’atmosfera di fine anni 40».

Per quanto riguarda i modelli di riferimento, spiega ancora Haynes, «uno dei film che più mi ha ispirato è “Brief Encounter – Breve incontro” di David Lean. Anche quella è una storia che racconta come l’amore possa irrompere improvvisamente nelle vite delle persone e che mi ha fatto riflettere su come, quando assistiamo alla rappresentazione di una storia d’amore, in genere ci mettiamo dalla parte della persona più vulnerabile e fragile della coppia in questione. Per questo ho voluto aprire il film dal punto di vista di Therese e poi andare indietro con un lungo flashback: quando torniamo a quella scena iniziale vediamo le cose in modo diverso e la parte più debole ai nostri occhi non è più Therese ma Carol».

Proprio l’atto della visione è uno degli aspetti più interessanti del film: «Quando non c’è nulla che ci separa da ciò che stiamo guardando, come ad esempio vetri o finestre, molto presenti nel film, il desiderio di vedere è immediato e non frustrato. Therese nel film è una fotografa (mentre nel romanzo era un’aspirante scenografa, ndr) e l’idea di imparare e vedere il mondo, a incorniciarlo all’interno di un’inquadratura, è una metafora molto forte. Lei inizialmente non si sente a suo agio nel fotografare le persone, e Carol diventa il suo primo soggetto umano. Therese deve imparare a guardare il mondo, guardare le persone e guardare se stessa, e questo aspetto è molto ben descritto nel romanzo. “Che tipo di donna diventerò?”, si domanda Therese. “Sarò mai bella ed elegante come Carol?”. E il modo stesso in cui Therese vede Carol cambia nel corso della storia: non più solo immagine bellissima che l’ha fatta innamorare ma donna vera. E la bravura di Cate Blanchett sta proprio nell’incarnare contemporaneamente la splendida immagine e la persona reale».

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